AIDS - MST

                                     WORK IN PROGRESS


                                   1985


SBATTI L' AIDS IN PRIMA PAGINA

Repubblica — 17 agosto 1985   pagina 6   sezione: COMMENTI

"L' AIDS è il morbo del pregiudizio contro i gay". Per capire la ragione del diffondersi dell' Aids tra la popolazione gay americana (in Africa la sindrome si diffonde tra la popolazione senza distinzione, in Italia e Grecia i più colpiti sono i tossicodipendenti) non si può non fare riferimento alle caratteristiche specifiche del sistema sociale degli Usa. In 38 Stati su 52 l' omosessualità è illegale mentre se si escludono poche grandi città, in tutto il paese è diffuso un vasto e violento pregiudizio contro ogni forma di diversità. La cultura dei farmers, il puritanesimo imperante ha costretto ad una migrazione interna verso le metropoli milioni di omosessuali e lesbiche americane cui è di fatto preclusa ogni possibilità di espressione nel luogo d' origine. La vicenda del brutale omicidio del vicesindaco gay di San Francisco, Moscone, il cui killer circola liberamente, è emblematica della forza del pregiudizio. Le comunità gay sono quindi il frutto di una politica di fatto che favorisce una sorta di segregazione che, a sua volta, produce ghetti molto più simili a lager che non a libere comunità "espressione della solidarietà collettiva e del suo comunismo utopico" come afferma Alberoni. E' la necessità di sopravvivenza, di dotarsi di uno spazio vitale di espressione della propria identità altrimenti negata. Si fanno scuole gay perchè nelle "normali" i gay vengono buttati fuori, si fanno ospedali gay per la stessa ragione e così via. E' IN QUESTO clima da campo di concentramento che nasce la promiscuità, imputato numero uno dell' Aids. Ma la promiscuità per moltissimi gay è l' unico modo consentito per esprimere la propria identità perchè è il consumismo che domina sovrano nella società americana, dunque è anche il consumismo sessuale. Quale socialità, quale solidarietà, quale possibilità di comunicazione affettiva è possibile nella grande e disperata metropoli? "L' Aids è la grande occasione per la cultura reazionaria di rilanciare la campagna contro gli omosessuali e contro ogni forma di libertà nella sessualità". L' Aids si trasmette soltanto per contatti strettamente intimi e ripetuti (non basta un solo contagio). In tutto il mondo non si registra un solo caso di medico o infermiere che lavorando presso pazienti Aids abbia contratto la malattia o sia venuto a contatto col virus. Si registrano addirittura casi in cui infermieri punti con aghi di siringhe infette sia da Aids che da epatite B hanno sviluppato l' epatite e non l' Aids. I gruppi gay di tutto il mondo stanno facendo una campagna capillare di informazione e di prevenzione visto che la prevenzione in questo caso ha un' efficacia assoluta. In Italia, l' Arci Gay ha scritto addirittura un libro, edito dal Gruppo Abele di Torino, mentre lo Stato non ha fatto un bel nulla. Non solo, ma tutte le organizzazioni gay (e finora soltanto loro) si sono dette disponibili ad un atteggiamento culturalmente e sanitariamente attivo. Ebbene, soltanto in tre città (Bologna, Roma, Napoli) è stato possibile finora organizzare analisi cliniche di massa con la garanzia dell' anonimato, della gratuità, di poter saltare il medico di famiglia che tutti sanno di quale sensibilità culturale (non) sia dotato. Nonostante tutto ciò si va sviluppando una vergognosa e indiscriminata campagna stampa che sbatte in prima pagina i gay, ne scandaglia fin nei minimi particolari la vita privata; ormai qualunque starnuto omosessuale ha l' onore delle cronache e siamo arrivati all' assurdo che un gay non può più nemmeno morire in pace perchè il suo nome viene esposto ai quattro venti. BISOGNA allora prendere atto della realtà e cioè che nel nostro paese, soprattutto in questo momento, una categoria di cittadini non gode delle stesse libertà democratiche che la Costituzione, a parole, garantisce a tutti. Per i gay c' è l' interdizione culturale (vedi la rivolta dei riccionesi proprio in questi giorni alla proposta di un festival del cinema gay), non c' è spazio di espressione e sentimenti (il consiglio del rapporto di coppia come efficace rimedio all' Aids è ridicolo visto che è proprio questo che è impossibile nella nostra società alla luce del sole). Negli ultimi tempi sono sorti persino problemi di agibilità politica per le nostre associazioni (qualunque iniziativa dell' Arci Gay che non sia clandestina provoca la guerra tra la popolazione "normale"). Ed ora non c' è più neppure il diritto ad una morte serena. Quest' anno ricorre il quarantesimo anniversario della liberazione dal nazi-fascismo. Per noi questa ricorrenza ha poco significato. Per tre milioni di lesbiche e di omosessuali italiani la liberazione è ancora lontana. - di FRANCO GRILLINI

 

 



NON C' E' PROPRIO DA ESSER GAY 'ABBIAMO PERSO IN UN GIORNO LA NOSTRA LIBERTA'

Repubblica — 23 agosto 1985   pagina 14   sezione: AIDS, REALTA' E PSICOSI

ROMA - "Mettiamola così: il diverso sarà lei...". Lo slogan, provocatorio e grintoso, circolava tra i gay fino a qualche mese fa. Era usato come uno schiaffo, per esprimere l' orgoglio acquisito di essere omosessuale, per celebrare la neonata conquista di poter uscire allo scoperto con la propria identità, almeno in certi ambienti. Per sancire il rifiuto senza ritorno a considerarsi frangia emarginata, "movimento separato", ovvero "ghetto". Racconta con spirito di parte Marco Mattolini, regista, esponente di "Arcipelago-gay", l' associazione che lavora "per ricostruire quel filo rosso della cultura gay esistente da Platone in poi": "I giovani stavano appena ora cominciando a vivere la bisessualità senza problemi, grazie a modelli-simbolo dichiaratamente gay come certi gruppi musicali inglesi. Inoltre, l' apertura dei partiti al mondo omosessuale, aveva permesso l' ingresso nella società e nelle istituzioni. Sembrava insomma di aver compiuto un vero salto di qualità da quando le nostre battaglie erano dirette solo ad affermare il diritto ad essere "diversi". Di qui quello slogan ironico, sventolato come una bandiera del "diverso sarà lei". Poi invece è arrivato l' Aids, o meglio la psicosi dell' Aids, il terrore del presunto contagio. Una paura pretestuosa, spesso infondata. Lo sanno tutti che il morbo colpisce anche gli eterosessuali, che se ne straparla e perchè, che in Africa è una malattia endemica. Eppure l' Aids ha comunque avuto l' effetto di un ciclone ed ha seminato il panico anche tra gli stessi omosessuali". E non solo tra loro. "L' Aids non ha certo portato con sè la caccia alle streghe contro gli omosessuali, l' ha solo messa in luce, enfatizzata", dice Franco Grillini, segretario dell' Arci gay, il gruppo che si trova a dover affrontare le reazioni di una fetta di popolazione nate contro il campeggio omosessuale prima a Rocca Imperiale e poi a Scanzano Jonica. "La violenza contro di noi esiste da sempre, ma in genere è sommersa. Adesso, invece, improvvisamente, fa notizia. E' questo l' effetto più negativo della psicosi dell' Aids; perfino lo sfratto notificato al presidente dell' Arci gay di Venezia si guadagna ormai l' onore delle cronache". Le organizzazioni omosessuali si sono impegnate da tempo per diffondere informazione sull' Aids: a Napoli e a Bologna, l' Arci gay, d' accordo con le Usl, ha promosso (con la garanzia dell' anonimato) analisi cliniche di massa e gratuite tese a prevenire e controllare la malattia. A Roma, il circolo Mario Mieli (nato nel 1982 dalla fusione di alcuni collettivi come il "Fuori" e il "Narciso") ha ottenuto da due anni la possibilità di eseguire le stesse analisi, in collaborazione con l' Istituto superiore della sanità. "Le richieste furono una cinquantina nel 1983", ricorda Vanni Piccolo, presidente del Circolo, "e salirono a 80 l' anno successivo. Mentre nel 1985, in primavera, hanno sfiorato le 400. Adesso si tratta di sensibilizzare la regione Lazio per ottenere centri specializzati negli ospedali, centri adeguati per garantire un intervento reale di prevenzione e d' informazione". Ma che effetto ha provocato la "grande paura" tra gli omosessuali; quali conseguenze immediate ha prodotto una sindrome che tra l' altro sembra corrispondere ben poco alla realtà dei fatti? "Uno positivo e uno negativo", risponde Mattolini "da una parte è finita improvvisamente la ricerca affannosa e sfrenata del sesso per il sesso. Una caratteristica gay abbastanza diffusa e in gran parte provocata dalla clandestinità sessuale, imposta agli omosessuali. E questo può essere positivo, può spingere a rivendicare il diritto di vivere allo scoperto la propria sessualità". "Dall' altra però", continua Mattolini "l' Aids rischia ormai di sfaldare il gusto stesso del sesso come tramite di conoscenza (e non necessariamente d' amore) ehe era stata una nostra conquista. Sia di quei gay che vivono soli, sia di quelli che hanno scelto la coppia, perchè una coppia omosessuale difficilmente è monogama". Franco Grillini è più drastico: "L' Aids rimette in discussione l' unico elemento di progresso reale che il movimento omosessuale era riuscito a raggiungere: una certa libertà di praticare sesso. Si erano finalmente rotte, infatti, le maglie dell' interdizione sessuale e i gay potevano affermare la loro identità. Dico l' unica conquista, perchè imporre la nostra identità culturale è tuttora difficile. Per non parlare poi di quella sociale che, a livello di massa, è addirittura impossibile. Quanti vivono clandestinamente la propria sessualità? Tanti in quanto in caso contrario sarebbero licenziati dal posto di lavoro, emarginati, segnati a dito come portatori di malattia. Un paradosso che l' Aids ha portato molto bene alla luce. L' omossessuale affetto da Aids diventa una persona da isolare, condannare come portatore di contagio e non è più solo la vittima di una malattia che può colpire tutti, e quindi una persona da assistere e curare". "Ci sono anche quelli che vivono la propria omosessualità clandestinamente, con un profondo senso di colpa", riprende Mattolini "Sono quelli sposati, eterosessuali dichiarati, ma che d' estate si scatenavano. Con le mogli in vacanza, la caccia era aperta; chiunque di noi ne incontrava a decine. Adesso è finita. Improvvisamente, stop. Questi omosessuali part-time sono completamente svaniti. L' Aids come spauracchio, come punizione divina ha funzionato in un' orgia di sovrapposizioni. Il senso di colpa, la paura...". "Il guaio peggiore è l' ignoranza del problema", riprende Vanni Piccolo "è necessario essere informati, informare. Ma è difficile farlo. Noi siamo stati costretti a diffondere informazioni con la formula della pubblicità a pagamento. E naturalmente ha fatto scandalo. Ma dobbiamo scegliere la chiarezza: dicevamo come praticare sesso sicuro, quali erano i rapporti a rischio tra gli omosessuali e consigliavamo come evitare il contagio. Nè uscì un depliant che ha fatto discutere. Del resto nelle discoteche, nei ritrovi gay ci hanno impedito di diffondere perfino un volantino, specie a Roma. Accadde lo stesso del resto quando due omosessuali vennero candidati alle elezioni in partiti di sinistra. Il problema è che la tessera di una discoteca non impegna in nessun modo mentre l' essere attivi implica impegno". "Eppure bisogna reagire", conclude Piccolo "A Roma, nella sede del circolo funzionerà ogni mercoledì mattina un ambulatorio per garantire la salute agli omosessuali; per consigliare, informare e prevenire. In questo lavoro saremo sostenuti dall' aiuto di un medico dell' ospedale Spallanzani". E' quindi in qualche modo giustificata la paura dell' Aids tra gli omosessuali? A livello scientifico sembra di no; i soggetti omosessuali correrebbero solo rischi maggiori di altri "Io credo però che non bisogna fare come Don Ferrante nei Promessi Sposi", riprende Mattolini "che diceva che non c' era la peste e invece ne morì. La via di mezzo è la migliore: il coraggio cosciente insomma è la soluzione. Come accade in quella commedia che adesso va per la maggiore a Broadway "As is", "Così com' è" di Hoffman. Una commedia che ha conquistato New York. E' la storia di due omosessuali prima divisi dalla vita, quindi uniti dalla malattia attraverso il coraggio e la ragione". Marco Mattolini sta mettendo in scena "Live-love", un contenitore di spettacolo allestito nell' ambito di "Love-city", lo spazio organizzato dall' Arci di Roma. "E' uno spettacolo liberamente tratto dal Decamerone", conclude Mattolini "e per puro caso sarà simbolico per tutti i gay. Ecco la scena: c' è la peste e ci sono quelli che, spinti dal terrore, si chiudono in casa e si isolano. Poi ci sono quelli che scelgono di darsi alla promiscuità sfrenata, tanto si deve morire... infine ci sono quelli che preferiscono prender tempo, appartarsi per dieci giorni e parlare d' amore". - di SILVANA MAZZOCCHI



 

IL NUOVO POTERE DEI GAY AMERICANI


Repubblica — 27 agosto 1985   pagina 13   sezione: CRONACA


NEW YORK - Quando Kenny Ramsauer morì, nel maggio del 1983, la malattia che lo aveva ucciso lo aveva anche reso famoso: era stato infatti il primo gay ad apparire in televisione, con piaghe aperte sul suo viso consumato dall' Aids. Il suo funerale fu celebrato in Central Park con una cura dei dettagli drammatica - candele accese nel buio, una famosa soprano, il sindaco della città Koch - e plateale insieme. In un angolo, incongruo particolare, una signora bionda con mocassini e gonna blu stringeva la borsetta e guardava a terra, sostenuta al gomito da un signore anche lui vestito così propriamente da quasi scomparire, Kenneth e Marilyn Ramsauer, padre e madre di Kenny, erano stati scaraventati sul palco di Central Park direttamente dalla loro casa in Long Island in una cittadina di 1500 abitanti, proprio loro, cattolici e repubblicani, lui proprietario di un negozio, lei casalinga, per una vicenda iniziata irragionevolmente anni prima, quando i due, resisi conto che non potevano avere figli avevano adottato un bambino "un po' ribelle è vero" dicono ora, come un matrimonio felice e religioso vuole. Quando venti anni dopo scoprirono che Kenny era gay e in più malato, non vollero quasi più vederlo, lasciandolo alle cure del suo amante Jim. Ricordano ora il loro shock nel vedere esposto lui e, indirettamente, se stessi in televisione. Due anni dopo, quando li incontriamo, Marilyn Ramsauer racconta ancora ad occhi bassi certi passaggi della storia, ma dice anche cose come "abbiamo fatto testamento a favore di Jim, l' amante di Kenny" Perchè? "Nessuno avrebbe fatto quello che lui ha fatto, Jim amava Kenny. La mia è solo una sensazione, ma erano in qualche modo più vicini l' uno all' altro di un uomo e una donna. Non posso spiegare questo, ma avevano una profonda relazione". Il caso dei Ramsauer è, insieme, peculiare e perfetto. C' è da una parte una famiglia middle-America con la sua vergogna, il tardivo pentimento: l' abbandono da parte dei genitori è stata finora l' esperienza più comune di tutti i malati di Aids. D' altra parte la vicenda pone l' attenzione su un altro punto: l' Aids è anche una obbligata presa d' atto. Mettiamola differentemente: la comunità gay era avviata sul suo tranquillo destino di minoranza con la sua inessenzialità e una parte di poteri e privilegi. L' Aids, sia pur drammaticamente, sta rimescolando le carte, riapre una discussione, e, ora che la malattia è provatamente universale, riduce le distanze fra omosessuali e eterosessuali. Obbligando questi ultimi a fare dei conti con le sicurezze: ma, forse più, obbligando gli omosessuali a "uscire dal ghetto". un po' cinico dirlo così, ma è vero: l' Aids ha dato alla comunità gay non solo sofferenza ma, in prospettiva, anche più potere. Il fatto che in un paese come gli Stati Uniti ci sia una malattia mortale, ancora senza rimedio, che costa al contribuente da 50 mila a 200 mila dollari a caso (dipende dalla durata della vita del malato) solo in spese ospedaliere e che è stata trascurata al punto che è pericolosa per tutti, ha sollevato il problema dell' inadeguatezza di strutture mediche, della ricerca, di fondi, di volontà governative. L' Aids è diventata questione politica in senso proprio. E i gay di conseguenza hanno per la prima volta in questo momento un aggancio alla politica non solo come minoranza. Il problema Aids ha generato, e ora rafforza, una nuova tendenza nel movimento omosessuale. Una nuova generazione di attivisti politici si è affermata in questi anni: sono apertamente gay, ma si occupano di istruzione scolastica, case, amministrazione cittadina. A San Francisco, Boston, Minneapolis e in altre dodici città, le ultime elezioni hanno portato gay alle poltrone dei sindaci e a quelle del Congresso. Importanti nomi della politica newyorkese sono apertamente gay e attivisti, ma non identificati con gli interessi della minoranza: David Rothemberg, candidato al consiglio comunale e il giudice cittadino Richard Failla, ad esempio. La recettività dei politici è la miglior prova di questo mutamento di clima: il governatore dello Stato di New York, Cuomo, ha assegnato a Virginia Apuzzo, ex direttore della National Gay Task force, e ora deputato statale, la presidenza della commissione difesa dei consumatori; a Vogel ex direttore di un altro gruppo gay, la presidenza della commissione salari, a Jeff Carpel la funzione di codirettore della commissione salute dello Stato. Ma l' esempio più interessante di questa nuova tendenza è quella specie di miracolo che è il "Gay Men health Crisis" il maggiore centro di cura e assistenza per l' Aids che un gruppo di sei amici fondò nel 1981 e che in quattro anni ha raggiunto livelli da un milione di dollari di bilancio all' anno, 16 fra dottori e personale specializzato di staff, 1100 volontari, fino a un incaricato per le questioni del Congresso, a Washington. In più il Gmhc ha quell' incalcolabile valore che gli viene dall' essere diventato una istituzione cittadina con competenze che vanno al di là degli omosessuali: il centro ha curato nell' ultimo anno 1400 pazienti, 35 per cento dei quali eterosessuali, e ha inoltre sostenuto un programma di addestramento di 300 fra dottori, membri della polizia e infermiere della città per casi di interventi di emergenza. Rodger McFarlene, il direttore, ha stabilito stretta relazione con il sindaco Koch e col governatore Cuomo per redigere una nuova piattaforma legislativa per tutti i nuovi casi che l' Aids implica. Ma, nonostante la fama e i risultati, il Gmhc è stato al centro di scontri e critiche violente nella comunità gay. La ragione non è difficile da capire. Come Rodger McFarlenedice: "I fondatori di questa istituzione erano tutti managers". Lo stesso McFarlene, poco più che trentenne, ha alle sue spalle esperienza come dirigente amministrativo di un ospedale. "E con questo spirito abbiamo messo il centro". - di LUCIA ANNUNZIATA


 


 

 

                                                                     1993


vertice sull' AIDS. torna la speranza

si apre oggi a Berlino la 9a conferenza internazionale sull' AIDS. tesi USA sostiene che l' epidemia rimane limitata a specifici gruppi a rischio

------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ Da oggi conferenza a Berlino TITOLO: Vertice sull' Aids Torna la speranza - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Ma e' vero che, a dispetto delle previsioni, l' epidemia di Aids non e' cosi' "apocalittica" e continua a interessare la popolazione degli omosessuali e dei tossicodipendenti? Quanto e' efficace il trattamento farmacologico? A che punto e' la ricerca sul vaccino? Saranno questi alcuni temi "caldi" della nona Conferenza internazionale sull' Aids, che si apre oggi a Berlino. Il sempre attesissimo convegno (che durera' fino all' 11 giugno) apre i suoi lavori con un singolare clima alle spalle: un clima di "rivisitazione" della peste del secolo. C' e' , infatti, una tendenza (motivata da cifre e teorie "rivoluzionarie") che tende a smussare la drammaticita' dell' epidemia. Un sostanzioso dossier firmato negli States dal "National research council" sostiene, infatti, che l' infezione continua a rimanere limitata a specifici gruppi a rischio (tossicodipendenti e gay). Come dire: non basta la presenza dell' Hiv (il virus responsabile della sindrome da immunodeficienza acquisita) a scatenare la malattia; altri fattori devono condizionare la sua storia naturale. Non si spiegherebbe, altrimenti, perche' alcuni individui finiscono per sviluppare un Aids conclamato entro un arco di tempo relativamente breve (due o tre anni), mentre in altri l' infezione rimane stabile per dieci o dodici anni. In definitiva . e' quanto afferma il professor Robert Root Bernstein . il virus ha gioco facile soltanto negli organismi debilitati, caratterizzati da un deficit delle difese immunitarie o dalla presenza contemporanea di altre infezioni, provati dall' assunzione prolungata di droghe e farmaci o da uno stato di malnutrizione. Cosi' . concludono i fautori di questa tesi . le probabilita' di ammalarsi per chi non ha comportamenti a rischio e si conserva in buona salute sarebbero praticamente ridotte a zero. Ma sentiamo l' altra campana. "Porsi in questi termini nei confronti di tale malattia costituisce un gravissimo errore . commenta categorico il professor Giovanni B. Rossi, direttore del laboratorio di virologia dell' Istituto superiore di sanita' .: non dobbiamo assolutamente permetterci di abbassare la guardia. Perche' l' Aids e' un problema che riguarda ciascuno di noi. Le cifre del resto parlano chiaro: tra gli eterosessuali l' infezione e' in progressivo aumento". Michael Merson, direttore del "Programma di ricerca sull' Aids", istituito dall' Organizzazione mondiale della Sanita' , fornira' domani una minuziosa fotografia delle dimensioni della "peste del Duemila", ma i numeri sono gia' noti: si calcola che siano 12 13 milioni i sieropositivi, le persone entrate in contatto con il virus, e oltre i due terzi di questi casi vanno ricondotti a rapporti eterosessuali. Ma a Berlino si affronteranno anche i discussi risultati dello studio anglo francese chiamato "Concorde", che hanno messo in dubbio le attuali strategie terapeutiche antivirali: avrebbero, infatti, dimostrato come il trattamento precoce con l' Azt non ritarda l' insorgere della malattia negli individui sieropositivi. E naturalmente si attendono i risultati preliminari delle sperimentazioni in cerca di un vaccino (se ne stanno provando una dozzina). Anche se . ebbe a dire Luc Montagnier lo scorso anno ad Amsterdam . un' arma vaccinale non sara' pronta prima di 5 7 anni. Edoardo Rosati

Rosati Edoardo

Pagina 9
(6 giugno 1993) - Corriere della Sera




MAZZETTE ANCHE SULL'AIDS

Qualcuno forse ricorderà che nel 1986 Giampaolo Silvestri denunciò l'assessore Magenta perchè aveva affidato la campagna di prevenzione dell'Aids della regione lombardia ad un'agenzia pubblicitaria socialista costituita appositamente il giorno prima. Un nuovo fatto è emerso recentemente, con un esposto ai magistrati di "Mani Pulite" firmato dal presidente della Lila Vittorio Agnoletto e dal Gruppo Abele don Luigi Ciotti. Si sospetta lo storno di 2100 miliardi stanziati nel 1990 per la lotta all'Aids e affidati a tre consorzi (Medim, Fis e Comsomi) che non avrebbero mai intrapreso iniziative. (babilonia lug/ago 1993)







gay e AIDS, attrazione fatale

a San Francisco svolta nei comportamenti. pochi usano protezioni e i sieropositivi aumentano vertiginosamente. ora " inseguono " il contagio. si teme una 2a ondata dell' epidemia

------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ SAN FRANCISCO . Svolta nei comportamenti. Pochi usano protezioni e i sieropositivi aumentano vertiginosamente TITOLO: Gay e Aids, attrazione fatale Ora "inseguono" il contagio. Si teme seconda ondata dell' epidemia - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK . Qualche tempo fa tutti i giornali "gay" di San Francisco hanno pubblicato un' emblematica vignetta: due omosessuali, uno sieropositivo, l' altro no, che si guardano intensamente attraverso una siepe di filo spinato. Sotto, la didascalia "apartheid virale". L' immagine riassumeva cio' che le autorita' sanitarie di San Francisco andavano dicendo da anni, prematuramente: "Grazie all' astinenza e al safe sex stiamo sconfiggendo l' Aids". Ora un nuovo studio rivela che, a un decennio dall' esplosione dell' epidemia del secolo, una seconda, forse piu' drammatica ondata di infezioni sta disseminando tragedia e morte nella "capitale gay d' America". "L' incremento di infezioni e' drammatico . spiega Ron Stall, autore della ricerca e professore del Centro per lo Studio e la prevenzione dell' Aids all' universita' di San Francisco . e le prospettive per il futuro sono ancora piu' sconcertanti". I numeri parlano chiaro: su 100 uomini gay, nell' 82, 18 avevano appena contratto la malattia. Nell' 85, grazie agli enormi sforzi della comunita' gay per contenere la diffusione dell' epidemia, quel numero era sceso a meno di 1 nuovo sieropositivo ogni 100 omosessuali in un anno. Ma adesso il numero, improvvisamente, si e' piu' che raddoppiato e tra gli uomini al di sotto dei 25 anni addirittura quadruplicato. "Il motivo e' che un numero crescente di gay ha smesso di prendere precauzioni . spiega Stall . ed e' tornato alla promiscuita' selvaggia di un tempo". In una citta' dove oltre meta' della popolazione gay e' sieropositiva, le implicazioni sono a dir poco catastrofiche. "Un uomo gay su tre, oggi, pratica sesso a rischio . precisa un altro studio, svolto dal Dipartimento della Sanita' del comune di San Francisco . soprattutto rapporti anali, senza l' uso di profilattici". Ovvero, secondo le statistiche, il metodo piu' rischioso nella trasmissione del virus. Il vero dramma e' che dietro questi aridi numeri si nasconde la nuova "cultura gay della morte". Che, lentamente ma inesorabilmente, si e' infiltrata tra i sopravvissuti di cio' che alcuni hanno ribattezzato "l' olocausto gay del secolo". Chi decide di non usare precauzioni non lo fa per ignoranza e cattiva informazione, come un tempo, ma per scelta. Dopo aver seppellito, uno per uno, dozzine di amanti ed amici, molti gay sono diventati fatalisti, noncuranti del proprio futuro. "La depressione e' una norma nella nostra comunita' . spiega Tom Moore, psicologo di Castro Street, il distretto gay della citta' . c' e' gia' la barzelletta che auspica di mettere l' antidepressivo Prozac nell' acqua del quartiere". Dietro la nuova cultura suicida, spiegano gli esperti, s' annida il senso di colpa dei sopravvissuti: "Il modo migliore per placare il dolore provocato dalla morte e' unirsi ai morti . dice Gordon Murray, altro psichiatra degli "orfani" di Castro . come le vedove pellerossa che si gettano sul falo' funerario". Secondo il New York Times, che dedica al fenomeno un ampio servizio intitolato "la seconda ondata di Aids nella capitale gay", "l' identita' gay e l' Aids sono talmente collegati che molti uomini fanno di tutto per contrarre il virus, per sentirsi piu' gay". In mancanza di una cura contro la malattia, altri non se la sentono di condurrre una esistenza di castita' . "L' astinenza non e' una condizione naturale . spiega un gay . forse un anno, o cinque, Ma tutta la vita? No, non e' possibile". Ma ci sono anche altri fattori: tempi d' incubazione molto lunghi e sopravvivenza sempre piu' estesa dei sieropositivi. "Che hanno convinto molti gay di mezza eta' come me . spiega un gay di 46 anni . che e' meglio morire a 55 o 60 anni piuttosto che viverne altri 30 senza intimita' sessuale". Ad aggravare il problema e' l' assoluto silenzio dei gruppi gay sulla nuova epidemia. "Temono una recrudescenza di violenza anti gay . scrive il New York Times . e hanno paura che vengano rimessi in discussione i fondi destinati alla cura dei malati di Aids". Per trattare e curare ogni singolo individuo che contrae l' Aids, intenzionalmente o per sbaglio, l' America spende oggi 100 mila dollari. Alcuni conservatori si stanno muovendo per limitare il privilegio a quest' ultimo gruppo.

Farkas Alessandra

Pagina 9
(13 dicembre 1993) - Corriere della Sera

AIDS, STORIE D' AMORE E MORTE E LA MALATTIA DIVENTA DESIDERIO

Repubblica — 14 dicembre 1993   pagina 18   sezione: CRONACA

ROMA - A San Francisco la chiamano "compagna morte". Porta via amici e compagni, spezza gli affetti, strazia gli amori. Il nome scientifico, oggi, come 10 anni fa, è sindrome da immuno deficenza acquisita, e basta un profilattico per tenerla lontana. Ma i gay di San Francisco, dove il 50 per cento della popolazione omosessuale è sieropositiva, sembrano invece corteggiare il rischio, sfidano "compagna morte". Abbandonata ogni precauzione di safe sex, ossessionati dal ricordo dei tanti amici uccisi dall' Aids, i gay della città californiana hanno iniziato addirittura a "inseguire" il virus. "E' come se chi riesce a scampare alla malattia si sentisse in colpa - spiegano gli scienziati americani - e cerca di diventare sieropositivo per sentirsi più gay, per solidarietà con chi soffre". Il risultato di questa "cultura del suicidio" è spaventoso. L' epidemia, dopo anni di relativa tranquillità dovuti alla maggiore attenzione e ai rapporti sessuali protetti, ha ricominciato a galoppare. Il contagio è raddoppiato tra i gay adulti, ed è diventato quattro volte più alto tra i giovani al di sotto dei 25 anni. Parlare di amore e morte, di piacere legato alla sindrome da "roulette russa", di fascino del rischio, è fin troppo facile. Ma la notizia ha fatto il giro del mondo. E gli operatori italiani, coloro che da anni lottano perchè si diffonda una cultura del sesso sicuro, tirano fuori i dati di casa nostra. "San Francisco è un caso limite, ma dietro quest' esempio - spiega Franco Grillini, presidente nazionale dell' Arci-Gay - ci sono comportamenti diffusi anche in Italia, sia tra gli omosessuali che tra gli eterosessuali". Gli psicologi parlano di sprezzo rischio, di brivido che deriva dallo sfidare un pericolo strettamente connesso al piacere. Così molti uomini eterosessuali si allontanano dalle "professioniste del sesso", che pretendono l' uso del profilattico e scelgono le tossicodipendenti (spesso sieropositive) che non lo richiedono. "Alcune prostitute mi hanno raccontato di clienti che cercano di lacerare il preservativo durante il rapporto - racconta Grillini - perchè il rapporto diventi più eccitante". E così accade per i gay alla ricerca di esperienze limite, che cambiano partner in continuazione, senza usare alcun tipo di protezione. Con la "benedizione" dello scrittore omosessuale Aldo Busi, che riferendosi ai gay di San Francisco, afferma di "capirli profondamente, perchè, come dice il vecchio proverbio, meglio vivere un giorno da leone che mille da pecora". "Detesto profondamente gli uomini che vogliono la sicurezza - dice Busi - non può esistere la sicurezza in amore, l' eros è strettamente legato alla morte. Se mi passa la voglia di morire, mi passa la voglia di fare l' amore". Parole difficilmente condivisibili, laddove il semplice uso costante di un profilattico non significa certo vivere da "pecore". Stabilito quindi che ci sono misteri della mente umana che sfuggono a qualunque campagna di prevenzione, Franco Grillini torna però a parlare delle responsabilità sociali. "Io sono preoccupato, preoccupatissimo. Si chiama in causa il fatalismo. Ma chi è che contribuisce a diffondere la cultura del rischio? Tutti coloro che gridano, ad esempio, che i profilattici non sono sicuri e quindi tanto vale non usarli. E poi le campagne di prevenzione. In Italia, e soprattutto tra i giovani, il pericolo della malattia non è abbastanza sentito. Ci si meraviglia se gli adolescenti fanno l' amore senza precauzioni. Ma la Jervolino non ha forse bloccato la diffusione del fumetto anti-Aids di Lupo Alberto nelle scuole? E il papa, con l' ultima enciclica non ha vietato l' uso del preservativo, pur sapendo che l' astinenza è una strada impraticabile e che si rischia la morte? Questi sono atteggiamenti irresponsabili". Ma non basta. La denuncia di Grillini, che da anni combatte per la prevenzione del virus, si fa più pesante. "Quest' anno ci è stato vietato di comprare con i soldi dello Stato quelle partite di preservativi che noi riuscivamo a distribuire gratuitamente. E così il provveditorato agli studi ha messo uno stop al nostro progetto di installare i distributori di preservativi nelle scuole secondarie". Amore e morte. Un binomio che torna, mentre le seconda ondata di Aids rischia di provocare quello gli americani chiamano "l' olocausto gay del secolo". Grillini cita ancora il senso di colpa, "provocato da una cultura ancora contraria a considerare il sesso come aspetto gioioso della vita, e che fa nascere il bisogno inconscio di autopunirsi e di abolire ogni precauzione". E mentre il professor Elio Guzzanti, vice presidente della commissione nazionale per la lotta all' Aids, afferma di "essere sgomento di fronte alle notizie che giungono dagli Stati Uniti", il presidente dell' Arci-Gay cerca di concludere con un po' di allegria. "Chi ha detto che il sesso con il profilattico è meno bello? E' forse meglio vivere nel terrore del contagio? Ho solo una raccomandazione da fare: usate preservativi di buona marca, non comprateli di contrabbando, e non scegliete quelli extra-sottili. E' meglio andare sul sicuro". - di MARIA NOVELLA DE LUCA

 

il " suicidio sessuale " , l' ultima forma possibile di carita'

------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ TITOLO: Il "suicidio sessuale", l' ultima forma possibile di carita' - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - di SERGIO QUINZIO Il nostro tempo e' quello del conclamato trionfo dell' uomo "scientifico" ed "economico", che calcola razionalmente le sue scelte in funzione dei vantaggi da conseguire. E' tragicamente "giusto" che sia anche . paradossalmente, dialetticamente . il tempo della piu' assoluta negazione del carattere ragionevolmente utilitaristico delle nostre scelte. Molti fatti stanno li' a provarlo, ma la notizia che ci giunge adesso da San Francisco, la capitale gay d' America, lo dimostra con macabra evidenza. Non sappiamo, o almeno non sappiamo ancora, guarire l' Aids, ma sappiamo che l' uso del preservativo nei rapporti sessuali . e in particolare omosessuali . sarebbe un freno al dilagare di un' infezione talmente grave e diffusa da minacciare il futuro dell' umanita' . Il rimedio, a quel che sembra, e' efficace nella quasi totalita' dei casi per impedire il contagio; e per giunta e' un rimedio semplice da applicare, di basso costo, autorevolmente raccomandato e ampiamente pubblicizzato. La strada indicata e' dunque chiara e facile, ma pare che una buona parte dei gay di San Francisco (almeno un terzo del totale) non la percorrano. Perche' ? Per una ragione del tutto opposta a quella prevedibile, e cioe' non per mancanza di informazioni e di educazione. Si rifiutano, al contrario, proprio di percorrere quella strada dopo averla sperimentata, e con consistenti benefici. Perche' , dunque? Gli esperti spiegano che la causa e' soprattutto psicologica, perche' gli omosessuali di San Francisco non riescono piu' a sostenere lo spettacolo delle sofferenze e delle morti che comunque li circonda e li minaccia. Allora tanto vale prevenire il destino, abbandonarsi ad esso. Si parla di "suicidi sessuali". Contro quello che si proclama a gran voce alla luce del giorno, la realta' piu' segreta e' che, nelle nostre tenebre, attrae ormai, piu' del piacere sessuale, la morte. Dopo aver razionalmente respinto il piu' possibile lontano da noi la morte, e' , naturalmente, con la morte, invano nascosta ed esorcizzata, che alla fine dobbiamo confrontarci. Lo fanno i gay americani sfidando "eroicamente" quello che era l' ultimo tabu' , ormai del resto cinicamente sfidato facendo rientrare nella logica dei consumi anche il commercio dei morti. Ma il piu' strano e incredibile, per i nostri criteri consueti, e' il fatto che la morte finisca per acquistare quel significato positivo che la vita ha largamente perduto. Fra gli omosessuali di San Francisco, darsi a vicenda la morte e' l' ultima forma possibile di solidarieta' . O vogliamo dire senz' altro di carita' ?

Quinzio Sergio

 
                                                                        1994











entro il ' 97 previsti nel nostro Paese 7. 500 nuovi casi. il ministro: serve maggior prevenzione

allarme Aids di Costa

verifica riguardo la situazione AIDS in Italia presentato dal ministro Costa. bilancio meno sconvolgente rispetto ad altri paesi vicini (Francia e Spagna) . il virus sta crescendo tra gli eterosessuali: le donne sono a rischio

------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ Entro il ' 97 previsti nel nostro Paese 7.500 nuovi casi. Il ministro: serve maggior prevenzione TITOLO: Costa lancia l' allarme Aids In Italia i malati sono ormai 10.000, 95 mila i sieropositivi Il professor Aiuti insiste: l' unico rimedio e' il preservativo Il virus sta crescendo tra gli eterosessuali: le donne sono a rischio - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ROMA . Il mondo torna a fermarsi per contare sconfitte e vittorie nella guerra all' Aids. La giornata che l' Oms dedica oggi alla famiglia sara' nuova occasione per riflettere su un flagello non regolabile dall' uomo se non attraverso la prevenzione e i farmaci di "rallentamento". A dodici anni dalla morte delle prime vittime americane, l' Italia si presenta alla verifica con un bilancio meno sconvolgente rispetto ad altri Paesi vicini (Francia e Spagna). L' epidemia non si e' esaurita come e' avvenuto nel Nord Europa e anzi almeno fino al Duemila i casi conclamati aumenteranno gradualmente. Nel 1997, in Italia, saranno 7.500 in piu' . La curva delle infezioni, comunque, si e' stabilizzata senza piu' mostrare i picchi drammatici registrati in Asia e in Africa. E tuttavia preoccupato il ministro della Sanita' Raffaele Costa, in partenza per il super vertice di Parigi. "Per la fine del secolo . dice riferendo gli ultimi dati Oms . prevediamo che le persone con Hiv saranno 30 o 40 milioni. Da noi su circa 25 mila casi di Aids conclamato, con una sopravvivenza media di 15 mesi, i pazienti in vita sono circa diecimila. La stima dei sieropositivi e' di 95 mila". Un dato significativo e' l' aumento dei soggetti che si sono ammalati attraverso rapporti eterosessuali. Sono il 12% dei casi totali. E la meta' sono donne a conferma della nuova tendenza del virus, diventato una minaccia molto piu' consistente per la popolazione femminile e non piu' ristretto alle categorie a rischio (tossicodipendenti e omosessuali). Costa e' allarmato: "Sono dati assai preoccupanti e occorre alzare la guardia sia sul piano dell' assistenza sia sulla prevenzione". Prevenzione che per l' immunologo Fernando Aiuti e' sinonimo di preservativo. "Se fossi io a decidere . ripete con convinzione il medico . utilizzerei i fondi a disposizione per propagandarli". Malgrado i dubbi avanzati a piu' riprese da esponenti del mondo cattolico, secondo i ricercatori l' uso del condom e' l' unico che ripaga sul piano del contenimento del virus Hiv. Nel congresso "Aids 2001", terminato tre giorni fa a Stoccolma, sono stati presentati i risultati di una ricerca che dimostra come nei Paesi dove siano state attuate campagne mirate (Thailandia, Kenia, Uganda e Svizzera), i contagi fra i giovani siano sensibilmente diminuiti secondo percentuali fino al 70%. La Spagna invece, dove le campagne sono state fortemente influenzate dalla Chiesa, e' balzata nel giro di pochi anni al primo posto in Europa per numero di malati superando Francia, Svizzera e Italia. Aiuti ritiene che gli spot televisivi o le pagine di giornale siano poco efficaci per diffondere il messaggio: "Bisogna andare nelle discoteche, nelle scuole, nei luoghi dove i giovani si ritrovano. O non li educheremo mai". D' accordo con lui i Verdi che ieri hanno presentato un' originale proposta di legge . primo firmatario Alfonso Pecoraro Scanio . sulla distribuzione obbligatoria dei condom in locali da ballo o per concerti. Sempre sul piano delle proposte, e' curiosa la lettera ricevuta in questi giorni da Costa. "Ministro, si sbrighi a chiudere le saune e le dark room", scrive Antonio Di Giacomo che si professa gay. E continua: "Come si puo' considerare prevenzione stimolare la gente ad avere rapporti sessuali al buio, in ambienti umidi e sporchi e spesso con sconosciuti?".

De Bac Margherita

Pagina 19
(1 dicembre 1994) - Corriere della Sera



                                        1995





Opuscolo del Cafè Posit Hiv di Berlino nel 1995

 Oggi sei qui per la prima volta. Sicuramente ti è costato un certo sforzo su te stesso, perché non sai cosa ti aspetta. Hai paura di incontrare qualcuno che ti conosce.
Ed ora sei qui seduto al caffè con la grande vetrata, come su di un vassoio.
Ti credi osservato dagli altri clienti e dai camerieri, chi ti crederanno, vorresti proprio riandartene.
 Noi, i gestori, vorremmo che il caffè fosse un luogo di incontro.
 Qui ognuno dovrebbe trovarsi a proprio agio, in accordo col proprio modo di sentire, senza paure.
Il caffè deve essere un luogo di ritrovo, ma anche un luogo ove uno può ritirarsi. Noi del personale ci suddividiamo i lavori per il e nel nostro caffè e formiamo una variopinta miscela.
Se vuoi sapere chi di noi è effettivamente in servizio puoi leggerlo sulla tavola che sta sul bancone e che ne riporta i nomi di battesimo.
 
opuscolo cafè posit Hiv Berlino
Sei ora incerto su come comportarti e ordini alla svelta qualcosa da bere, acchiappi uno dei giornali che vedi in giro e ti siedi in un angolo.
Fallo, se è lo startene da solo che desideri.
Se invece vuoi chiacchierare, ebbene, è difficile, in un ambiente estraneo, rivolgere la parola agli altri.
Ma tieni presente che non necessariamente il tuo desiderio risulta evidente per gli altri avventori e per il personale.
Cerca, a modo tuo, di aprirti, rivolgici delle domande, coinvolgici in un discorso o, più semplicemente, prendi posto vicino a noi sul bancone.
In questo modo possiamo meglio conoscere i tuoi desideri e prenderli in considerazione
 
Così il caffè Posit Hiv diverrà presto anche il tuo caffè
 
 
 
                                                                                                                                                                             Manifestazioni che hanno regolarmente luogo al Cafè Posit Hiv
- ogni mercoledì alle 19: viaggio medico
25.10.95  I centri di ricerca AIDS si presentano
opuscolo cafè posit Hiv Berlino 1995
29.11.95  Hiv e gravidanza
- ogni mercoledi e domenica dalle 19 alle 21
spagnolo                                     
 - ogni giovedi dalle 13:  pranzo
 - ogni giovedì dalle 20 : gruppo pittura
 - ogni venerdì dalle 18: tavola riservata per gli eterosessuali;
 - ogni primo venerdì del mese dalle 21
tavola riservata per i barbuti
 - ogni secondo sabato del mese dalle 13
tavola riservata per l'offensiva e.v.
(donne positive dall'HIV e "Solo donna")
- 6.1.96 Jazz e lettura
                                                                                               
 
 



                                                                           2000

La ricerca sui comportamenti degli uomini omosessuali a Bologna: dati quantitativi





di LUCA PIETRANTONI  E GIANNI FATTORINI
Abstract





 
 
 
E’ stata realizzata negli anni 1999-2000 a Bologna una ricerca sui comportamenti sessuali
degli uomini gay e bisessuali finanziata dall’AUSL di Bologna. In questa sezione si trovano
obiettivi, metodologia e risultati della ricerca. Lo studio si è avvalso di due tipi di approcci:
quantitativo (questionari anonimi) e qualitativo (interviste e diari personali da compilare su
stili di vita e comportamenti).
In questa sezione è presentata l’analisi dei dati effettuata sulle risposte ad un questionario
anonimo compilato da 301 soggetti. I risultati mettono in evidenza la proporzione di
comportamenti non protetti, gli stili di vita riguardo al consumo sessuale, l’uso di sostanze, il
rapporto con il test HIV e la precedente infezione con malattie a trasmissione sessuale.
 
Obiettivi della ricerca
 
 
Gli obiettivi della ricerca sono stati i seguenti:
 
Σ conoscere il ruolo delle variabili psicosociali nel determinare una minore o,
 
 
maggiore propensione alla sicurezza nei rapporti sessuali e come questa covaria con
il variare dell’età o del tipo di relazione intrapresa con il partner (se di natura
occasionale o continuativa);
 
Σ conoscere in che modo la socializzazione alla sottocultura gay costituisce un
 
 
fattore protettivo o garantisce, maggiore accesso informativo e di sostegno alla
prevenzione;
 
Σ conoscere i bisogni informativi/formativi di quelle fasce di popolazione, maschile
 
 
con comportamento omosessuale che non socializza con la comunità omosessuale
(adolescenti in crisi di identità sessuale, uomini bisessuali, uomini stranieri provenienti
da altre culture o etnie, ecc.);
 
Σ conoscere stili di vita e comportamenti delle persone che frequentano luoghi di
 
 
consumo sessuale e l’influenza diretta o indiretta che questi luoghi esercitano a livello
sociale e nei comportamenti personali;
 
Σ conoscere la prevalenza di persone con HIV nel campione selezionato;
Σ conoscere l’impatto delle nuove terapie e monitorare l’andamento di eventuali
 
 
abbassamenti della soglia dell'attenzione preventiva;
 
Σ conoscere la distribuzione di fenomeni di dipendenza da sostanze tra la
 
 
popolazione omo/bisessuale e capire le relazioni tra orientamento sessuale, abuso di
sostanze e rischio HIV.
 
La metodologia
Lo strumento
 
 
Le domande del questionario intendevano misurare le seguenti variabili e costrutti:
 
Σ Dati socio-anagrafici: età, titolo di studio, stato relazionale (in coppia o single).
Σ Condizioni medico-sanitarie: stato sierologico HIV, rapporti sessuali con persone
 
 
sieropositive, precedente diagnosi di altre malattie a trasmissione sessuale, passato
ricorso al test HIV.
 
Σ Credenze rispetto al rischio AIDS: credenze rispetto al rischio di trasmissione di
 
 
certe pratiche sessuali, norme percepite di sostegno al sesso sicuro, percezione del
rischio nel gruppo di appartenenza, abilità di negoziazione con il partner.
 
Σ Credenze rispetto alla propria condizione di omosessuale: omofobia interiorizzata
 
 
(desiderio di diventare eterosessuali); "visibilità" come omosessuali nella vita sociale
e senso di appartenenza alla comunità gay.
 
Σ Comportamenti sessuali e pratiche a rischio di salute : prevalenza di sesso non
 
 
protetto negli ultimi tre mesi con partner stabile e occasionale, socializzazione e stili
di consumo sessuale, uso di sostanze.
 
Σ Comportamenti relativi alla negoziazione del rischio HIV nella coppia: esecuzione
 
 
del test nella coppia, monogamia sessuale, conoscenza dello stato sierologico del
partner.
 
La procedura per la raccolta dei dati
 
 
I questionari sono stati distribuiti nei luoghi di socialità gay individuati precedentemente
attraverso un’opportuna mappatura, in modo da coinvolgere il maggior numero possibile di
ragazzi e uomini gay di area bolognese. I questionari erano compilati direttamente dal
soggetto ed erano completamente anonimi. Il numero totale dei questionari validi è di 301.
La somministrazione dei questionari è avvenuta in diverse tipologie di luoghi di socialità. In
particolare:
 
Σ 35 questionari presso una sauna gay
Σ 63 una discoteca gay
Σ 45 alla serata gay di una discoteca di tendenza
Σ 158 presso il Cassero di Porta Saragozza, sede dell’Arcigay
 
 
I soggetti sono stati avvicinati tramite il coinvolgimento di persone chiave, i volontari
dell'associazione, che potessero risultare persuasivi e convincenti e dare indicazioni sulla
compilazione del questionario. Si premette inoltre che, al di là della presente ricerca, il
campionamento della popolazione omosessuale è particolarmente complesso da un punto di
vista metodologico a causa dello scollamento tra comportamenti e identità sessuale e dello
stigma sociale associato all'assunzione e all'esplicitazione di una positiva identità
omosessuale.
Secondo alcuni ricercatori, gli uomini gay che frequentano locali gay rispetto a quelli che non
frequentano locali gay sono mediamente più single e in cerca di partner sessuali, più amanti
del divertimento e dell'aggregazione, più propensi a usare le sostanze consumate nei locali.
È probabile aspettarsi che il nostro campione sia quindi rappresentativo di una popolazione
di cittadini di sesso maschile che si autoidentificano come gay, di area bolognese che
frequentano locali gay.
 
Le caratteristiche del campione
 
 
Il campione è tendenzialmente composto da ragazzi e giovani nella prima fascia dell’età
adulta: la maggior parte è in un’età compresa tra i 25 e i 32 anni anche se questa varia da 18
a 67 anni. Si è proceduto alla ricodifica dell’età in questi intervalli sulla base di una
differenziazione in tre stadi evolutivi, ovvero tra i giovanissimi della fase tardo
adolescenziale, i giovani adulti e gli adulti.
Il campione è moderatamente istruito (oltre il 25% possiede una laurea) ed è in lieve
maggioranza composto da uomini single che non sono in una coppia stabile con una
persona dello stesso sesso (il 55.7%). In oltre un terzo il campione è costituito da studenti, e
in seconda istanza da dipendenti, liberi professionisti e precari o disoccupati.
 
I risultati
La frequentazione dei luoghi di incontro sessuale
 
 
I soggetti riportano di aver frequentato maggiormente le saune, tra i luoghi deputati
all’incontro sessuale prescelti nel questionario. La metà del campione (47.3%) è stata in una
sauna gay almeno una volta negli ultimi tre mesi e il 22.3% quattro o più volte,
presupponendo quindi una frequenza quasi quindicinale della sauna a finalità sessuale. In
misura leggermente inferiore (intorno al 34-35%), i soggetti riportano di aver praticato sesso
in una sala buia (“darkroom” presente in alcune discoteche o locali) o con una persona
incontrata in un luogo di incontro all’aperto. Il cinema porno è invece frequentato dal 19.2%
dei soggetti.
 
L’uso di sostanze
 
 
La sostanza a lungo più utilizzata è l’alcol: la metà dei soggetti riporta di aver abusato di
alcol (“essersi ubriacati”) almeno una volta negli ultimi tre mesi e un quarto dei soggetti con
 
un’alta frequenza (quattro o più volte). Meno utilizzate sono le sostanza inalatorie (popper) o
la cocaina, il cui consumo riguarda circa un soggetto su 5 (23.7 per il popper e il 19.5% per
la cocaina). Il consumo di ecstasy riguarda il 10% dei soggetti; una percentuale consistente
(4.3%) ha consumato ecstasy negli ultimi tre mesi quattro o più volte, facendo presupporre
 
 
un abuso regolare della sostanza. Il 14.4% dei soggetti dichiara di praticare spesso o molto
spesso rapporti sessuali in stato alterato di coscienza, in seguito al consumo di sostanze
stupefacenti.
 
L’identità omosessuale
 
 
Per la maggior parte dei soggetti (81.2%) è importante sapere cosa succede nell’ambiente
gay della propria città, anche se solo nella metà dei casi i soggetti ritengono importante
assumere un identità gay in un contesto più pubblico o impegnarsi attivamente nella
comunità gay. Una minoranza di soggetti omosessuali prova ancora sensi di disagio rispetto
al proprio orientamento omosessuale (il 22.5% riporta che rinascerebbe eterosessuale).
 
I contatti e le conoscenze con persone con AIDS
 
 
Nel 24.7% dei casi, le persone hanno avuto amici morti per AIDS. La metà dei soggetti ha
attualmente amici HIV-positivi, e il 25% ha almeno 3 o più amici HIV-positivi. Il 17.3% ha
avuto almeno una volta un rapporto sessuale con una persona di cui conosceva lo stato
sierologico HIV-positivo. Ciononostante prevale nella maggioranza dei soggetti il principio
che la persona HIV-positiva “debba” svelare il suo stato sierologico prima di un rapporto
sessuale.
 
Le conoscenze sul sesso sicuro
 
 
La corretta conoscenza delle pratiche sessuali a rischio HIV dipende dal tipo di atto
sessuale. Limitata a circa il 5% è la non corretta conoscenza della reale pericolosità di
pratiche come il rapporto orale ricettivo con esposizione all’eiaculazione e del rapporto anale
insertivo non protetto. Decisamente diversa è la valutazione sul rischio del rapporto orale
ricettivo senza eiaculazione che viene considerato a rischio dal 44.6% (si noti anche l’alta
percentuale di risposte mancanti o persone che hanno specificato pratica a basso rischio sul
questionario).
 
La percezione dell’HIV nella comunità omosessuale
 
 
Il 42.9% dei soggetti dichiara che la popolazione gay ha un rischio generale molto o
abbastanza più elevato di contrarre l’HIV in confronto alla popolazione generale, il 32.1%
“poco” mentre il 25% non sembrano essere consapevoli del maggior rischio della
popolazione gay.
Nella maggior parte dei casi (81%), i soggetti hanno (o percepiscono) amici che praticano
sesso protetto nel rapporto anale.
Degno di nota è la percezione dei soggetti sulla prevalenza sierologica dell’HIV nella
popolazione gay. Se ai soggetti viene chiesto quanti sono gli uomini gay HIV-positivi nella
loro idea in un gruppo di 100 uomini gay, i soggetti rispondono con estrema varietà da un
numero di 0 a un numero di 65. In media i soggetti credono che il 15% degli uomini gay sia
HIV-positivo (circa 1 gay su 7). Questa percentuale è superiore alla percentuale dichiarata
nella medesima ricerca (circa il 7% di HIV-positivi anche se il 22% non è testata).
 
La percezione del rischio
 
 
Poco più della metà dei soggetti HIV-negativi o non testati riportano di essere molto
preocc1upati di prendere l’AIDS mentre un 10% riporta un disinteresse generale all’idea di
contrarre l’infezione. Percentuali simili si ritrovano nel valore attribuito alla propria salute (in
tutti i soggetti) che si mostra elevato in circa 2/3 dei soggetti.
Un'inadeguata comprensione dell’efficacia delle nuove terapie riguarda circa il 15% dei
soggetti che ritiene che l’AIDS sia attualmente una malattia non solo curabile, ma guaribile.
 
La pratica dei rapporti non protetti con il partner occasionale
 
 
Quasi il 20% dei soggetti ha riportato sesso anale non protetto insertivo con un partner
occasionale negli ultimi tre mesi, mentre una percentuale inferiore (12.4%) ha praticato
sesso non protetto di tipo ricettivo indicando una diversa valutazione del rischio HIV nella
pratica non sicura. Il rapporto orale con eiaculazione è stato riportato dal 15% dei soggetti.
Degno di nota è l’esistenza di un nucleo di soggetti (pari all’8% dei soggetti) che riporta di
praticare uno degli atti sessuali più a rischio (RAN ricettivo) in misura ripetuta e continuativa
con partner diversi.
 
La pratica dei rapporti non protetti con il partner stabile
 
 
In confronto al partner occasionale, il sesso non sicuro è maggiormente prevalente nella
coppia stabile dove il RAN insertivo è stato praticato dal 40% dei soggetti in coppia stabile da
oltre 3 mesi, mentre il rapporto ricettivo e orale da circa il 34%.
 
Lo stato sierologico HIV/MTS
 
 
Il 40% dei soggetti si è sottoposto ad un test HIV nell’ultimo anno, il 22% invece 1-2 anni fa, il
16% oltre tre anni fa; una percentuale consistente di soggetti (pari al 21.5%) non ha mai
praticato un test HIV nella sua vita.
Nel nostro campione, il 7% dichiara di essere HIV-positivo, il 78.5% HIV-negativo mente il
restante 14.5% non riporta niente in quanto non ha mai fatto il test HIV in vita sua.
Le altre malattie a trasmissione maggiormente diffuse nei soggetti omosessuali di questa
ricerca sono rispettivamente l’epatite B (10%), i condilomi anali (9.6%), la gonorrea (8.3%);
l’herpes (6%) e in misura minore la sifilide (2.7%). Altre malattie che si possono trasmettere
attraverso rapporti sessuali, ma non classicamente definibili come MTS sono le altre forme di
epatiti (l’epatite C al 6.2% e l’epatite A al 5.3%) e la scabbia (7%).
 
La negoziazione del rischio HIV nella coppia
 
 
Nella coppia gay, secondo i dati della nostra ricerca, l’argomento AIDS è nella maggior parte
dei casi (55%) poco o per niente discusso, mentre un 34% ne parla abbastanza. Due terzi
delle coppie non sono sessualmente esclusive, ma prevedono rapporti sessuali con altri
partner al di fuori della coppia: il 68% dei soggetti in coppia stabile ha avuto negli ultimi 12
mesi un rapporto sessuale con altri partner (e nel 50% questo è successo più volte) e la
metà dei loro partner ha avuto rapporti sessuali con altri partner. Il 20% dei soggetti che ha
avuto rapporti sessuali al di fuori della coppia non ha usato protezione.
L’8% dei soggetti in coppia stabile dichiara di avere un partner HIV-positivo mentre nel 70%
dei casi HIV-negativo anche se nel 25% dei casi il partner non è recentemente testato;
degno di nota è la percentuale di persone (22%) che non conoscono assolutamente lo stato
sierologico del partner o perché il partner non si è mai testato e per un’omissione generale
 
della questione nella vita della coppia.
 
 
 
I fattori che spiegano il comportamento non protetto
 
 
Abbiamo proceduto ad una ricodifica del dato comportamentale relativo agli ultimi tre mesi
assemblando tutti i soggetti che avevano avuto almeno un rapporto ad alto rischio con il
partner occasionale. Essi rappresentano il 29% del totale.
Dall’incrocio tra i comportamenti sessuali a rischio con i partner occasionali e lo stato
sierologico si evince la presenza di un consistente gruppo di persone HIV-positive (quasi la
metà) circa il 30% delle persone HIV-negative e il 20% delle persone non testate che pratica
sesso non protetto nei rapporti occasionali.
Dall’analisi della matrice di correlazione risulta che le due variabili correlate al
comportamento di rischio con il partner occasionale sono:
- il valore attribuito alla salute: i soggetti che danno meno valore alla propria salute
praticano rapporti non protetti con partner occasionali;
- la norma sociale percepita: i soggetti che riportano di avere amici che praticano
sesso non protetto tendono a fare altrettanto.
Abbiamo proceduto ad una ricodifica del dato comportamentale relativo agli ultimi tre mesi
assemblando tutti i soggetti che avevano avuto almeno un rapporto ad alto rischio (RAR) con
il partner stabile. Essi rappresentano il 62.2% del totale.
Dall’incrocio tra rapporti a rischio, stato sierologico del soggetto e del partner, possiamo
notare la presenza di sottogruppi di soggetti in coppia stabile che praticano rapporti non
protetti con partner dallo stato sierologico incerto (15 soggetti) e con partner non
recentemente testato (20 soggetti). Si segnalano anche casi di soggetti HIV-positivi che
praticano rapporti a rischio con il partner HIV-positivo (2 casi) o con il partner HIV-negativo (1
caso) e un caso di un soggetto HIV-negativo che pratica rapporti non protetti con il partner
HIV-positivo.
Le persone HIV-positive in confronto alle persone HIV-negative e non testate hanno una
media di 34 anni, praticano in misura maggiore degli altri rapporti consapevoli con persone
HIV+, hanno più amici che praticano sesso non protetto e credono maggiormente nel non
obbligo a svelare lo stato sierologico prima dei rapporti sessuali, hanno più amici morti per
AIDS e HIV-positivi e credono che i gay HIV-positivi siano circa il 30%, mostrano agio
rispetto alla loro identità omosessuale (importante essere attivi nella comunità e dire di
essere gay) e danno importanza alla loro salute anche se consumano in misura maggiore
cocaina e popper.
Le persone HIV-negative si differenziano dalla persone non testate nelle seguenti
caratteristiche: le persone HIV-negative hanno in media di 29 anni mentre i non testati sono
più giovani (25 anni in media). I ragazzi gay non testati sono più convinti rispetto ai ragazzi
gay HIV-negativi dell’obbligo a svelare lo stato sierologico da parte degli HIV-positivi, hanno
meno amici morti o viventi con HIV/AIDS, sono paradossalmente più preoccupati dell’AIDS e
sono molto più “nascosti” agli altri rispetto alla loro omosessualità (non ritengono importante
“dirlo” agli altri, non si sono svelati al medico).
È stato poi testato un modello che intendeva esaminare le relazioni tra le seguenti quattro
variabili: l'accettazione della propria identità omosessuale, la frequenza di luoghi di consumo
sessuale, l'uso di sostanze e i rapporti ad alto rischio con i partner occasionali. Attraverso la
tecnica dei modelli di equazione strutturale, sono stati calcolati gli indici di "bontà del
modello" e la significatività dei parametri di regressione. I parametri che indicano una
relazione significativa sono riportati in figura. Dalle analisi, si evince che la frequenza dei
luoghi di consumo sessuale è altamente associata ad un maggiore uso di sostanze e a una
più alta frequenza di rapporti ad alto rischio mentre le altre variabili non sono tra loro
correlate.
 
IDENTITA'
OMOSESSUALE
USO DI SOSTANZE
FREQUENZA DI
LUOGHI DI
CONSUMO SEX
 
RAPPORTI A RISCHIO
CON PARTNER
CCASIONALE
.50**
.39*
Considerazioni conclusive
 
 
L'obiettivo della ricerca quantitativa era comprendere la prevalenza e i fattori scatenanti dei
comportamenti a rischio HIV nella popolazione gay ma anche indagare aspetti
comportamentali o socio-ambientali relativi agli stili di vita delle persone omosessuali che ci
permettessero di contestualizzare la scelta di rischio o di protezione.
Come emerge dai dati, la maggior parte degli uomini omosessuali frequenta luoghi di
socialità gay anche quelli deputati al consumo sessuale. Essi spesso rappresentano la prima
forma di socializzazione del giovane gay e i luoghi deputati all’incontro sessuale
costituiscono un luogo di esperienze per lo più anonime che svincolano dai legami sociali e
di appartenenza.
Specialmente tra i giovani, abbiamo visto che l'uso e abuso di stupefacenti è particolarmente
diffuso. Anche se non risulta essere direttamente correlato con l'adozione di pratiche
sessuali a rischio, tali comportamenti indicano comunque un problema di salute. Ulteriori
studi potrebbero indagare se l'uso di alcol o altri stupefacenti nella popolazione omosessuale
è l'espressione di un generale malessere socio-emotivo o svolge una funzione di
allentamento dei freni inibitori e di facilitazione all'approccio all'interno del locale notturno.
E' certo che il sempre più fiorente e visibile settore commerciale incentrato sul consumo
sessuale (saune, discoteche con darkroom) spesso trascura finalità di informazione e
prevenzione AIDS, rendendo difficoltosa la reperibilità del materiale preventivo,
probabilmente generando norme e costumi all’interno della sottocultura gay di divertimento,
di disinformazione e di abuso di sostanze che alimentano il disinteresse rispetto ai pericoli di
salute.
Il dato relativo alla prevalenza sierologica nel nostro campione dimostra l'elevata prevalenza
di HIV tra gli uomini omosessuali: il 7% delle persone del campione dichiara di aver contratto
l'infezione da HIV ed una percentuale considerevole del 21.5% non ha mai effettuato il test
HIV nella sua vita ed avendo parte di questi dichiarato comportamenti a rischio, è altamente
probabile che siano persone con un infezione da HIV non diagnosticata.
E' inoltre importante notare un dato non molto tranquillizzante: la prevalenza sierologica
all'interno del gruppo insieme ad un elevata varietà di partner sessuali e a comportamenti
non protetti è destinata ad aumentare. Un esempio: un uomo sieronegativo che ha rapporti
sessuali non protetti con dieci partner diversi al mese, ha almeno una probabilità di
incontrare una persona sieropositiva.
La natura della relazione (occasionale o stabile) con il partner è il criterio più importante per
spiegare le differenze nel tipo di rischio assunto dai soggetti. La prevalenza di sesso non
protetto è maggiore nella relazione con il partner duraturo, all'interno della quale subentra la
convinzione della conoscenza e della fiducia nell’altro. Tuttavia, all’interno della coppia
duratura il processo di contrattazione della sicurezza è incompleto o ambiguo. In alcuni casi,
solo un membro della coppia si è sottoposto al test e, dato significativo, una consistente
proporzione di soggetti dichiara di praticare sesso non sicuro con un partner di cui non sa lo
stato sierologico. La comunicazione riguardo alle tematiche delll'AIDS all’interno della coppia
sembra scarsa e difficoltosa: spesso un semplice discorso sul passato comportamento
sessuale esplicita sentimenti di fiducia che giustificano il non uso del preservativo.
L'esclusività sessuale riguarda poi una minoranza di coppie, anche se i rapporti sessuali al di
fuori della coppia sono nella stragrande maggioranza dei casi protetti.
La familiarità con la problematica AIDS è in ogni caso comune: quasi un uomo omosessuale
su 10 ha un partner HIV-positivo, uno su 5 ha avuto rapporti sessuali con persone HIVpositive,
uno su 4 ha avuto amici morti per AIDS, uno su due conosce persone HIV-positive.
Ciononostante, le nuove generazioni di giovani omosessuali stanno perdendo ogni contatto
con le prove tangibili del dramma sanitario ed umano che si è consumato nella comunità gay
fin dall’inizio dell’epidemia e crescono in un epoca di nuovi farmaci e di maggiore
disinteresse nei confronti del problema dell’AIDS.
Concludendo, probabilmente in conseguenza del superamento della fase emergenziale
dell'AIDS, la comunità gay si trova di fronte ad un reale pericolo di ritorno ad una norma
generalizzata di insicurezza ed esposizione a rischi di salute; in questo contesto, i giovani
omosessuali sono i più vulnerabili, considerando il significato delle loro prime relazioni
affettive, le molteplici sfide psicosociali nel processo di riconoscimento della propria diversità,
la scarse abilità di negoziazione specie con partner più adulti e la poca familiarità con il
dramma dell’AIDS per ragioni di tipo generazionale.
 
 
 
 
 
                                        2005

 
Usa, la comunità gay contro il sesso a rischio
 
 
 
Usa, la comunità gay contro il sesso a rischio

Ronde e “soffiate” su chi è poco prudente

 
 
 
 
 
 
 

New York  - I gay scendono in campo contro chi pratica sesso poco sicuro. Nonostante le campagne di prevenzione, i contagi fra gli omosessuali negli Usa sono in aumento. Ora che è stato scoperto un ceppo molto virulento di Hiv, secondo il New York Times, gli attivisti della comunità gay hanno deciso di darsi da fare perché gli omosessuali “ a rischio” si assumano le responsabilità dei propri comportamenti. Tra le misure prese in considerazione, c’è l’ipotesi di infiltrarsi nei siti web che promuovono gli appuntamenti fra gay e ostacolare in ogni modo gli incontri al “crystal meth”, una droga sintetica stimolante del sistema nervoso. Ma anche collaborare con le autorità sanitarie per rintracciare i partner di chi è affetto da Hiv.

REPUBBLICA

16 febbraio 2005
 
                                       2007

Hiv in aumento nella comunità gay di Roma

Scritto da: -                

Coming Out, Rome's gay pub Secondo uno studio realizzato in collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità, l’Ospedale S.Giovanni e l’Istituto Dermatologico S. Gallicano ci sarebbero buoni motivi di preoccupazione per la comunità gay di Roma.
A partire dal 2000 infatti i casi di infezione da Hiv tra omosessuali sono aumentati nella capitale del 12%, dato che assume un più ampio rilievo se si considera che dal 1985 al 2000 era stato registrato un aumento del 4%. A fornire in anteprima i risultati di questo studio è stato Massimo Farinella, portavoce del Circolo Mario Mieli, che ha parlato in occasione del lancio del progetto Coroh.
Tale progetto, della durata di un anno, ha l’obiettivo di aumentare la prevenzione e monitorare i soggetti omosessuali per una più efficace lotta al virus dell’Hiv, intervenendo con una massiccia campagna di sensibilizzazione


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Abbiamo rinunciato alla libertà di essere diversi per presentarci come normali a tutti i costi, e questo ci impedisce oggi di ammettere che la questione Aids riguarda noi più che gli eterosessuali, e in modo diverso da loro. Una riflessione senza remore.

 

 Ripensandoci…

  di  PIGI MAZZOLI  (PRIDE Dicembre 2007)

 

 

        Gli ultimi dati relativi alla diffusione del virus Hiv raccontano una situazione che temevo per il nostro futuro. Abbiamo cercato una legittimazione non attraverso la libertà di essere diversi, ma sbandierando un’uguaglianza che non esiste.

 

          Se per le unioni civili sono favorevole, lo sono perché ci salverebbero da una parte delle leggi pro famiglia e anti gay, e parlo di quelle economiche. Ma rappresentarci tutti come desiderosi di matrimonio e monogami è tirarci la zappa sul piede. Perché comunque ci faranno nascondere il vero comportamento dei gay. Un gay anziano che va a marchette continuerà a farlo anche se esisterà il matrimonio gay, mentre noi stiamo suggerendo l’idea che  va a marchette perché non c’è il matrimonio gay.

            In altre parole: per portare avanti questa rivendicazione delle unioni civili abbiamo lasciato per strada:

 

1.  Rivendicazione della libertà sessuale e assistenza (polizia nei casi di violenza, sanità, campagne di prevenzione);

2.  Libertà di struttura sociale (rapporti a due, tre o più);

Ci siamo cioè appiattiti per entrare nella morale cattolica, seppur in versione gay, e senza neppure portare a casa né leggi nuove né più comprensione nell’opinione pubblica, ma anzi attacchi dalla destra e dalla chiesa.

 

             Non credo che riusciremo a fare la rivoluzione, ma la soluzione secondo me dovrebbe essere:

1. matrimonio omosessuale. Non leggi sulla convivenza, dato che non tutti vogliono o possono abitare con la persona che vogliono sposare.

2.Un vero piano sanitario per la sconfitta dell’Hiv, non opuscoletti una tantum e poche lire alle associazioni per comprare preservativi e basta.

Sul punto 1 ci metto una pietra sopra.

Sul punto 2 si può fare di tutto:

Perché i test anonimi e gratuiti devono essere fatti solo in una quindicina di posti in tutta Italia, in orari di ufficio, con counselling  prima e dopo, e dando un nome (seppur falso)?

Il counselling aveva senso vent’anni fa, quando ci fu l’ondata di isteria per cui tutti gli etero che erano andati con un travestito pensavano di essere malati. Ma ora no, non ci sarebbe nessuna ressa a fare l’esame. Ok per il counselling alla consegna di un test positivo, ma perché non facilitare le cose e organizzare prelievi in ore serali, fuori dalle discoteche con furgoni attrezzati e itineranti, nelle sedi Arcigay, la consegna del referto via internet?

 

L’Associazione solidarietà Aids di Milano, in uno degli ultimi bollettini, si domandava se era ancora utile, se aveva un senso esistere. Il che probabilmente significa che hanno poca gente che arriva a chiedere aiuto. Ma allora potrebbero rivolgere parte delle loro risorse ad un ruolo attivo, diventare visibili ai sieronegativi e ai siero sconosciuti, portando la realtà della malattia come contraltare a comportamenti consapevoli.

Non chiedermi come: credo si debba creare una cultura nuova e sofisticatissima. Siamo in una società anestetizzata dal marketing, desensibilizzata alla presentazione semplice delle cose.

Rifondare una catena di solidarietà Aids soprattutto gay? Quelle esistenti le abbiamo lasciate ai tossicodipendenti,consciamente, per allontanare l’dea che l’Aids fosse il morbo gay. Gli incontri internazionali sull’HIV, sono oramai solo report delle case farmaceutiche e sulla crescita dell’HIV in Africa.

Con Berlusconi che si tira la pelle e si impianta capelli di plastica (e con questo manda in delirio mezza popolazione italiana) che speranza abbiamo di rendere consci i gay del fatto che la malattia esiste e che non si deve per forza essere sempre splendenti per essere amati?

Non è forse questa paura della malattia e della vecchiaia che guida questi ragazzi che scopano “uno via l’altro”, scacciando l’idea che un giorno tutto finirà?

Qualcosa deve essere fatto

Ma non per questo possiamo non fare per ora nulla, per cui sono favorevole a qualsiasi cosa anche se parziale o limitata (come un’inchiesta di Pride”).

















                                                                             2008


                                       2009


I carabinieri invitano i clienti del sito Eroticgessica.com
a sottoporsi a esami medici dopo un caso di positività

Roma, incontri erotici dal web
Scatta l'allarme: "Fate il test Hiv”

 
ROMA - Allarme medico a Roma per i partecipanti di alcuni incontri erotici nelle ville dell'Appia e dei Castelli. Un giro organizzato dal sito Eroticgessica.com che è finito nel mirino delle autorità. E ora i carabinieri della capitale, d'intesa con la procura di Velletri, invitano tutti quelli che hanno avuto rapporti sessuali tramite il sito a sottoporsi ad accertamenti sanitari: una delle persone che "intrattenevano" sessualmente i clienti, infatti, risulterebbe sieropositiva.

Si tratta di un avviso che mira a "tutelare la salute pubblica", dicono gli inquirenti. Sulla vicenda si sta cercando di tenere il massimo riserbo, i numeri delle persone coinvolte non sono bassi. Il sito, gestito da una coppia romana e fermo a ottobre 2008, ha registrato 286.396 contatti.

La vicenda è venuta alla luce nell'ottobre scorso, quando i carabinieri di Velletri scoprirono un fiorente giro di incontri per scambisti e serate di sesso di gruppo. In quell'occasione furono arrestati un transessuale e due agenti penitenziari, accusati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Gli investigatori dell'Arma misero così fine a un giro d'affari di migliaia di euro e al via vai di uomini che frequentavano le ville.

I nomi in codice dei due agenti della polizia penitenziaria erano "Ivano" e "Gessica". I carabinieri nell'ottobre del 2008 si finsero clienti e presero accordi per partecipare ad una festa con "Luana", il transessuale complice dei due agenti. Quella sera ci fu il blitz, il club venne chiuso e per i tre scattarono le manette.


(28 febbraio 2009) Tutti gli articoli di cronaca La Repubblica

                                    2013
 
USA IN AUMENTO I GAY CHE PRATICANO SESSO NON PROTETTO. DILAGANO I BAREBACK


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