GAY ANZIANI: ORGANIZZIAMOCI IN TEMPO

                                                                  WORK IN PROGRESS


                                      1996


PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA

AIUTO AI GAY ANZIANI



 



         Ogni anno, in Italia, quattro milioni di persone si dedicano ad opere di volontariato, all’interno di 10.000 organismi diversi, laici e religiosi. Molte tra queste persone ricevono rimborsi spese o contributi di varia natura che, di certo, non ne sminuiscono la straordinarietà del gesto. Mentre, alcuni, una esigua minoranza, non solo non ricevono nulla per la loro attività, ma addirittura, oltre al lavoro e al tempo, mettono anche i loro soldi a disposizione di una causa che ritengono giusta.



 



         I ragazzi che oggi hanno dato vita ad un nuovo gruppo di aiuto, appartengono, a quest’ultima categoria. Sono giovani (e meno giovani) coscienti che è un imperativo morale irrinunciabile e non più procrastinabile rendersi utile al prossimo; un prossimo considerato come estensione di se stessi, tutti insieme figli di una grande madre comune (la nostra Madre Terra) dalla quale veniamo, della quale siamo parte integrante e nella quale torneremo ad annullarci in un estremo atto d’amore.



         Questo gruppo nasce all’interno dell’ormai variegato arcobaleno della comunità gay. Si chiama GAIS, “Gay Anziani In Solitudine”, e si occupa di assistere moralmente e socialmente (non dal punto di vista sanitario) i nostri fratelli e sorelle che, a causa dell’età soffrono maggiormente i disagi ai quali sono condannati da questa società che frappone continui ostacoli al vivere in comune.



          Il gruppo, in effetti, è la prima organizzazione sociale di sostegno di questo genere nel nostro Paese, e nasce anche allo scopo di provvedere informazioni sulla condizione della solitudine gay: condizione che non è frutto di una deliberata scelta nella stragrande maggioranza dei casi, ma costrizione alla quale le istituzioni ci condannano impietosamente, chiudendoci ogni altra possibilità di convivenza sociale.




















                                                                          1997




WIR WOLLEN, DAB SCHWULE IM ALTER NICHT ABSEITS STEHEN

 

(NOI VOGLIAMO CHE I FROCI IN ETA’ NON SE NE SIANO APPARTATI)

 

SCHWULES ERZAHLCAFE’

(CAFFE’ FROCIO CON IL RACCONTO) presso il museo frocio di Berlino 1997

 

 

Troppi omosessuali in età avanzata conducono una vita appartata e di emarginazione, sia che vivano nella propria abitazione, sia che alloggino in istituti o ricoveri per persone anziane, essi preferiscono non rivelarsi al dover essere costantemente esposti al rischio di subire offese o di trovarsi comunque di continuo alle prese con l’altrui intolleranza. Pertanto risultano difficili da raggiungere da parte delle varie organizzazioni e gruppi autogestiti operanti in campo sociale che potrebbero aiutarli a vivere in modo più soddisfacente.

Gli omosessuali che hanno superato la sessantina o la settantina sono cresciuti in condizioni della quali oggi se ne sta perdendo la memoria. I più anziani hanno trascorso parte della loro giovinezza sotto il fascismo, con una forma di governo che, anche se non ha raggiunto talune forme di barbarie proprie di altri regimi dittatoriali, ha esercitato un’azione repressiva che poteva giungere fino all’invio al confino degli individui ritenuti scomodi. Nel dopoguerra e per molti anni ancora, poi, era diffusa in tutti gli strati della società, e per taluni aspetti condivisa dalla stessa comunità scientifica, la credenza che vedeva negli omosessuali degli individui psichicamente malati, tali da costituire una minaccia per i bambini se non per l’intera società.

L’emarginazione sociale sperimentata in quei tempi, difficile da immaginarsi per le generazioni successive, ha lasciato un profondo segno nell’esistenza di molti e li ha resi diffidenti verso gli eterosessuali inducendoli  a mantenere assolutamente nascosta la propria inclinazione fino ad assumere talora in pubblico atteggiamenti di ripulsa verso i “froci”.

D’Altra parte gli omosessuali anziani non sono portati a frequentare i locali gay. Ciò ha anche una motivazione storica, in quanto in tempi passati i locali frequentati da clientela esclusivamente o prevalentemente omosessuali erano cari e poco noti; inoltre in tempi di ristrettezze economiche, quale essi hanno attraversato in gioventù, tale frequentazione risultava dispendiosa e non alla portata di tutti.

Questo atteggiamento, che riduce notevolmente la possibilità di incontrare i propri simili – e quindi anche quella di stabilire relazioni è una delle principali ragioni per cui molti omosessuali anziani (per non parlare di quanti hanno visto morire il proprio partner) vivono una vita in solitudine.


In ogni caso essi raramente riescono a trovare accoglienza nell’ambito della stessa comunità gay: qui, infatti, il culto della giovinezza e della prestanza fisica – e le spinte al consumo – propagate dalla martellante pubblicità dei media – raggiunge punte estreme. In una discoteca gay ad esempio, ad un uomo che abbia da poco superato l’età di trent’anni può capitare di sentirsi chiamare “nonno”: episodi sui quali si può scherzare, ma che sono rivelatori di uno stato di cose per gli anziani e per quanti non rispondano agli ideali del dio della giovinezza, sono qualcosa di più che orgoglio ferito, ma motivo di senso di emarginazione, di solitudine di depressione.

La risposta di molti anziani è dovuta anche ad una forma di smarrimento di fronte ad un’omosessualità esageratamente sbandierata, in molti di essi subentra una fatalistica rassegna di fronte allo strapotere del feticcio gioventù. Ciò fa sì che molti anziani rimangono frustrati – delusi dalla comunità gay e  rinuncino a qualsiasi forma di partecipazione.

 

Molti anziani vivono in case di riposo ove rischiano di essere sottoposti a piccole ma continue vessazioni da parte degli altri ospiti, rimasti ancorati alla visione dell’omosessualità in voga ai tempi della loro giovinezza. Essi devono pertanto esercitare  un continuo controllo su se stessi per non lasciare trasparire le loro inclinazioni e, in particolare, evitare di rievocare la propria vita passata, vale a dire rinunciare ad un’abitudine che dalle persone anziane è sentita come una necessità.

Ad essi vengono infine negati i benefici, la cui importanza è stata definitivamente messi in luce, prodotti da una vita sessuale pienamente vissuta fino alla tarda età, principi che cominciano a trovare applicazione nell’organizzazione di talune case di riposo, limitatamente alle relazioni eterosessuali.

 

Il caffè della memoria, lungi dal proporsi di porre rimedio alla totalità dei problemi degli anziani, potrebbe renderne taluni meno acuti col favorire un processo di integrazione di molti omosessuali anziani nella comunità gay.

Il caffè, aperto ad esempio con cadenze mensili o bisettimanali in locali messi a disposizione da un bar gay in una parte della giornata al di fuori del normale orario di esercizio, andrebbe inteso come il luogo ove i “seniors” possano raccontare le loro esperienze di vita (chiunque abbia avuto a che fare con persone anziane sa quanto il rievocare la propria vita passata sia per esse una vera e propria necessità fisiologica) ed esporre le loro vedute, favorendo il superamento di pregiudizi originati da una scarsa conoscenza reciproca e lo stabilirsi di una rete di conoscenza tra gay di qualsiasi età.










                     ANZIANI E OMOSESSUALITA’

 
 

A cura dell’istituto GAY COUNSELING

(collaborazione dr. Maria Faccini)

 

I cambiamenti della fisiologia sessuale comportano spesso per gli anziani una

 modifica delle loro relazioni interpersonali e dell’attività sociale. Alcuni anziani

 possono reagire al declino della reattività sessuale con la cosiddetta “ andropausa”,

 spesso caratterizzata da irritabilità, depressione e da un progressivo sganciamento

dall’attività sessuale. Altri possono impegnarsi nella ricerca di partners più giovani

e sempre diversi, trascurando quello attuale, in modo da ottenere stimoli erotici che

 richiamino e ricordino l’intensità sessuale della gioventù. Gli uomini che affrontano

 il problema in modo più adeguato possono, invece, compensare le variazioni della

sessualità con un approfondimento della comunicazione e della conoscenza del proprio

 partner, ed ottenere così una maggiore sintonia. Nelle donne è spesso molto viva la

vergogna per il proprio corpo. Possono essere molto sensibili alla perdita di attrazione

fisica sul partner e soffrire della sua distanza. Se non cadono nella rassegnazione o nella depressione, possono cercare una compensazione nel benessere, in una vita piena di

comforts e nel quieto vivere. Secondo Claman (1966), comunque, si invecchia così

come si è vissuti: esiste, cioè, una continuità dello stile di vita che caratterizza la

condotta sessuale di ogni singolo individuo. Per molte donne la soddisfazione dei

 desideri sessuali e di affetto può essere molto difficile nella vecchiaia; infatti, ad

una certa età, la maggior parte degli uomini ha un partner mentre la maggior parte

delle donne è sola. Questo può essere dovuto al fatto che le donne vivono più a lungo

o alle loro ridotte possibilità di trovare un partner accettabile. A volte sono donne che

hanno dovuto assistere uno più malati terminali e che  non vogliono più rischiare 

di ripetere l’esperienza. Un argomento di molte terapie per la depressione di donne

 anziane è la necessità di abituarsi ad una vita da sole per la prima volta nella vita.

Spesso è necessario arrivare ad accettare il fatto che il bisogno di una persona vicina

 non può essere soddisfatto. Le alternative disponibili sono la rivalutazione delle

amicizie e l’accettazione dello status di single.

Anche gay e lesbiche invecchiano e possono avere maggiori difficoltà dei soggetti

eterosessuali a trovare un partner soddisfacente. Le ricerche sulla terza età di gay e

lesbiche sono limitate e recenti, anche perché molti hanno scoperto il loro orientamento

 sessuale in un’epoca in cui questo era spesso tenuto nascosto. Il grado di inserimento

sociale degli anziani omosessuali dipende da fattori quali l’accettazione o meno, da

 parte della famiglia, del loro stile di vita. Lipman (1986) cita diversi studi secondo

 i quali sia gay che lesbiche anziani avevano più amici di individui eterosessuali della

stessa età. Delle solide amicizie possono sostituire o integrare i tradizionali rapporti di

 parentela. Queste amicizie costituiscono, comunque, una importante opportunità di

inserimento sociale.

I gruppi di sostegno sono importanti sia per gli omosessuali che per gli eterosessuali.

 L’estensione della rete di sostegno è spesso correlata alla località in cui si vive. Nei

centri urbani, dove il movimento per i diritti dei gay ha avuto un impatto maggiore e

dove ci sono più persone che nelle località rurali, gli omosessuali anziani hanno maggiori

 possibilità di inserirsi in una rete di sostegno e di impegnarsi in azioni collettive.

Il maggior numero di individui presenti nelle aree urbane è un elemento importante,

 poiché gay e lesbiche anziani tendono a frequentare altri gay e lesbiche (Lipman !986).

Come per gli eterosessuali, anche per gli omosessuali la presenza di un partner affezionato

 è una fonte di soddisfazione ed una protezione contro lo stress, soprattutto quando la

relazione dura da tempo. Per Elinor B. Waters e Jane Goodman, possono nascere

problemi quando un membro della coppia entra in ospedale o in una casa di riposo,

perché il partner può non essere considerato un membro della famiglia sia dai funzionari dell’istituzione che dalla famiglia di origine. In questi casi ai membri della coppia può

 essere negata la possibilità di

 sostenersi vicendevolmente, di stare in intimità, ed in caso di malattia terminale,

 persino di salutarsi.

 Come le coppie non sposate, le coppie di gay e lesbiche possono avere difficoltà con

 testamenti e procure. In alcuni Paesi questa situazione sta cambiando.

E’compito dei consulenti locali tenersi aggiornati sugli sviluppi della situazione e

promuovere misure legislative che favoriscano i loro clienti…

 

Bibliografia

Faccini M. (1995) Counseling per la terza età Psicogeriatria. Quaderni ASPIC

Roma

Laicardi C. e al. (1987), Idee e Progetti per l’Anziano nella Città – Passeggiate

 Romane, in Psicologia e Qualità della Vecchiaia, a cura di C. Laicardi, Il Pensiero

Scientifico Ed. Roma

Lipman, A. (1986) Homosexual relationschip. Generations, 10 (4,51-55).

Claman A. D.(1966) Introduction to panel discussion: sexual difficulties after 50,

Can. Med. ASS.Y,94:207.

January 1997

 

D:\users\mn\Documents\ANZIANI\Istituto GAY COUNSELING -- Saggistica –

Anziani e omosessualità.htm




                                                                        2001




D:\users\mn\Documents\ANZIANI\Nonno Poldo - La mailing list dei gay anziani  inserito.htm



DA GAY.IT
Nasce il primo spazio virtuale italiano dedicato alla comunità omosessuale della terza età.
Si chiama Nonno Poldo (http://web.tiscali.it/nonnopoldo), ed è una mailing list e un sito internet, con base a Roma, dove Massimo, 35enne di origini napoletane, ha raccolto alcuni amici sia giovani che anziani, fino ad oggi legati dalla comune passione per l'arte e la discussione, affinchè collaborassero all'iniziativa.

L'idea di creare uno spazio virtuale per gay anziani non è del tutto originale: di siti e mailing list per creare contatti con persone non giovani ne esistono altre nel mondo. La piu nota è "Silverfox" (l'indirizzo per iscriversi è http://home.teleport.com/~haggerty/sflist/listinfo.htm) con base negli Stati Uniti ed iscritti in tutto il mondo. Silverfox è una lista di grande successo: in America internet è diffusa da lungo tempo e ha una distribuzione molto capillare non solo tra le nuove generazioni. Gli iscritti sono alcune migliaia ed in gran parte sono persone con oltre 60 anni, e ogni anno alcune centinaia di loro si incontrano in grosse strutture turistiche per trascorrere un periodo di vacanza, incontri, dibattiti, etc.

In Italia, la situazione non è così avviata: i tentativi che sono stati fatti, hanno raccolto generalmente pochi iscritti, quasi tutti giovani ed interessati soprattutto a realizzare incontri tanto "concreti" quanto irrealizzabili, dato l'esiguo numero di anziani, quindi normalmente la comunicazione si riduceva ad una pubblicazione di annunci personali. Nonno Poldo vuole costituire il primo tentativo di staccarsi da questa situazione, per creare, oltre alla mailing list in cui discutere degli argomenti più disparati, anche un vero e proprio portale principalmente dedicato ai gay anziani e ai loro ammiratori: «L'idea che mi ha spinto a creare una comunità come Nonno Poldo - ci racconta Massimo - è stata quella di porre un filtro agli annunci localizzandoli su di un'apposita bacheca, favorendo, in questo modo, la discussione all'interno della lista su argomenti il più possibile diversificati. La speranza è quella di raccogliere un pubblico, che esiste senz'altro numeroso, che si aspetta di veder colmato soprattutto il vuoto di informazione ed intrattenimento specifico per i gay anziani. Credo sia l'unica possibilità per aggregare il pubblico della terza età che timidamente incomincia ad affacciarsi alla rete». Ovviamente, chiunque desideri maggiori informazioni, non ha che da cliccare su http://web.tiscali.it/nonnopoldo.
                                                                          2007

venerdì 12 ottobre 2007


VECCHI GAY ESSERE GAY NEGLI ANNI 40/50

Conversazione registrata il 14/1/2005Protagonisti :
A) Giuseppe, Gay di 71 anni
B) Armando, Gay di 73 anni
C) gayproject

C) Prego, prego, accomodatevi, intanto grazie per avere accettato...
A) Ma stai zitto va’ che lo sapevi benissimo...
B) E certo che lo sapeva, a noi ce l’aveva detto già Luigi...
C) E’ Luigi che ha combinato tutto, io gli avevo chiesto se voi potevate essere disponibili...
A) Almeno, sai... e noi che dobbiamo fare... tanto non è che noi dobbiamo lavorare... noi dobbiamo solo aspettare che arriva l’ora... e basta...
B) Giuseppe ma stai zitto! ... Ma sempre queste cose devi dire? E dai!
A) Mo’ statti zitto e facciamo parlare a lui... ma scusa eh... ma che ci devi fare con questa cosa? tanto non gliene frega niente a nessuno...
C) Questo lo dite voi... vabbe’, ma mo’ non perdiamo tempo, quando siete pronti cominciamo...
A) Io sono pronto...
B) Sì, vai vai...
C) Vorrei chiedervi innanzitutto di presentarvi con parole vostre, avete tutto il tempo che volete... comincia tu Armando...
A) ... Allora mi chiamo Armando, sono del 32, tengo 73 anni, sono meridionale, di Foggia, i miei contadini erano, insomma non è che se la passavano tanto bene, eravamo 4 figli, papà lavorava in campagna, tenevamo un pezzo di terra e campavamo così... sai, le galline, tenevamo il maiale... i fichi, un poco di grano e si campava, quando io facevo la terza elementare è scoppiata la guerra... che io stavo da una zia a Foggia per studiare... e sono cominciati i guai: soldi niente, quello che facevamo in campagna se lo portavano all’ammasso, galline non ne tenevamo più, papà è andato in Africa e non ne abbiamo saputo più niente... che mica era come adesso... che stanno tutti i telefonini... allora con ci stava niente... papà e morto nel 42, in guerra... ma noi l’abbiamo saputo alla fine del 43... quando io tenevo undici anni, mamma, povera donna, che poteva fare? ... che noi quattro eravamo, quella si ammazzava in campagna e poi la sera faceva le maglie... ma noi non è che tenevamo tanto da mangiare e poi sai fino al 46 stavamo proprio male... abbiamo fatto proprio la fame, io alla scuola non c’ero andato più e avevo cominciato pure io a lavorare in campagna però si campava male. Dopo il 46, quando sono venuti gli americani le cose un poco sono cambiate... ma c’era pure tanta miseria... allora, nel 46, quando tenevo 14 anni non è che mi potevo mettere a pensare all’amore... che si doveva campare... io proprio non ci pensavo alle altre cose... Nel 48, quando tenevo 16 anni ho passato l’esperienza brutta, mo’ non so se la devo dire o no... be’... insomma ... stava lì uno dei capi, quando stavamo a lavorare in campagna, questo prima m’aveva dato una pagnotta e un fiasco di vino e poi voleva che io andavo con lui, ma io non ci volevo andare, ma sono venuti lui e altri due e non c’è stato niente da fare e ci sono dovuto stare per forza, m’hanno caricato di botte e poi hanno fatto quello che volevano loro... Madonna mia come mi sono sentito dopo... ma manco ai cani una cosa simile, quelli erano come le bestie... io tenevo paura ma quelli ti potevano proprio ammazzare... e io non sapevo che fare... e che fai torni a casa e lo dici a mamma... ma tu te lo immagini? ...Ma io poi là non ci volevo tornare più, volevo andare ai carabinieri, ma tenevo paura che quelli poi si vendicavano sulla famiglia, hai capito? E non li ho denunciati... ma io una soluzione la dovevo trovare... ma allora tenevo solo 16 anni... allora sapevo che c’era uno del paese di papà, un mezzo parente nostro che teneva una cava di tufo... e l’ho detto a mamma per non farla preoccupare e me ne sono andato a piedi fino al paese, ho fatto 40 chilometri a piedi, e a sono andato alla cava, là stava una polvere che non ti dico... sai con i mezzi di allora... e quello m’ha pigliato a lavorare là, ma pigliavo meno di quello che pigliavo in campagna, però erano gente onesta... da mangiare non ce ne stava per nessuno e io là dentro ero il più piccolo... e quello che potevano gli altri me lo davano a me... e io campavo così, uno di là dentro, penso eh... non lo so... ma penso che uno di là dentro pure mi aveva messo gli occhi addosso... ma era un’altra cosa... qualche cosa c’era, mi trattava bene ma non è che ha mai fatto proposte... insomma forse io pure un poco di corda gliel’ho data... ma insomma non è successo niente... e che potevo pensare all’amore in un posto come a quello? Qualcuno là degli operai era pure un bel ragazzo... però, che vuoi fare... mica mi potevo arrischiare... ah! Una cosa... io ero gay, mo’ che parola che ci siamo imparati... tutta roba americana... e va be’... insomma ero gay pure prima che quelli facessero quello che hanno fatto... ma io non avevo dato mai corda a nessuno quando stavo in campagna... quelli erano proprio loro che erano delinquenti... alla cava no! Là a qualcuno un poco di corda gliel’avevo data pure io... io stavo sempre solo... eh! Che poi alla cava quelli che tenevano famiglia la sera se ne tornavano a casa e quelli come a me, stavano la pure la notte... ci stava un capannone di lamiera e stavamo la sotto tutti quanti, ma eravamo quelli giovani... 18/20 anni così... tu qualche cosa la potevi pure vedere, che non è che vi vergognavano tanto... però insomma non è che ti potevi mettere a fare le cose tue in faccia a tutti... quando dovevi fare quello che tutti i ragazzi lo fanno te ne dovevi andare fuori la notte, dicevi che dovevi fare i bisogni e ti stavi fuori cinque minuti... così era... Insomma sono stato sette anni a lavorare alla cava, fino a 23 anni... nel frattempo i fratelli miei s’erano fatti grandi... quelli erano tutti più grandi di me io ero il più piccolo e lavoravano già... allora ho sentito che si poteva andare a lavorare al nord... era l’estate del ’55, io non tenevo né arte né parte, ma ci stava uno di Milano che stava cercando persone per lavorare là... che lui teneva una fabbrica... mi sono legato la valigia di cartone e me ne sono partito per Milano... allora poi arrivare da Foggia a Milano era come andare al polo nord... arrivo la, una cosa che non capivo niente, me ne vado all’indirizzo della fabbrica di quel signore, una cosa piccolina ma una fabbrica vera... e chi ti trovo che faceva la fina davanti alla porta? ... A questo mi trovo... mi trovo a Peppino mio! Io tenevo 23 anni e lui ne teneva 21, appena appena maggiorenne, che allora si diventava maggiorenni a 21 anni... me lo guardo, lui mi guarda e mi fa un sorriso... Madonna mia... che là nessuno m’aveva fatto un sorriso... e lo vedi come siamo noi... io sono proprio meridionale e lui era il ragazzo del nord.. biondo con gli occhi chiari... io non l’avevo mai visto uno così... un tedesco sembrava... be’ insomma era bello... e mo’ il resto glielo fai raccontare a lui...

B) Io mi chiamo Giuseppe A. ho 71 anni, un po’ mal portati... sono nato in un paesetto vicino Padova... e allora il Veneto non era il Veneto di oggi... allora c’era la miseria nera. Io sono del 34... eravamo 9 figli, io ero il quinto, proprio in mezzo, ma nel 44 la famiglia mia è stata distrutta, non dalla guerra ma dalla polmonite, è morta mamma e 4 fratelli, due più grandi e due più piccoli di me, mio padre era morto due anni prima e a 10 anni sono andato a fare il garzone di latteria per guadagnare due soldi, partivo la mattina prestissimo, alle cinque, e dovevo accompagnare il padrone che andava per le stalle a raccogliere il latte. In pratica per me solo lavorare... altro niente... a 16 anni m’era sembrato che mi piaceva una ragazzina... ma io non capivo niente... vedevo che lo facevano tutti e pensavo che lo potevo fare anch’io... insomma quando lei m’ha detto che ci sarebbe stata io le ho detto che non era una ragazza per bene e che io volevo sposare una ragazza illibata... insomma, facciamola corta! E’ stata la prima balla che ho raccontato... Perché io l’avevo visto che non mi tirava a pensare alle ragazze, mentre invece ai maschietti sì... eh! Va bene... da noi una cosa interessante c’era... che i ragazzi andavano tutti a fare il bagno al fiume... e lì costume non ce n’era o almeno molti non ce l’avevano... si faceva la nuotata e poi ci si asciugava al sole e non erano mica ragazzini piccoli... no, no... c’era dai 16 ai 20 e pure di più... praticamente sono stati gli anni più belli della mia vita... lavoravo da cani, mi pagavano poco ma di ragazzi nudi ne vedevo tutti i giorni... certo dovevo stare attento... perché, tu lo sai eh... che succede quando ti trovi in una situazione del genere... ma io mi ero organizzato bene... insomma guardavo senza farmi vedere, c’avevo proprio i posticini miei, me li ero proprio studiati... e be’, e che vuoi fare? Se c’è la spinta si aguzza l’ingegno... poi nel 55 m’hanno mandato a Milano e lì ci siamo incontrati... ecco, in breve questa è la storia...

C) E a Milano che vita avete fatto?
B) E chiaro... sempre la vita dei morti di fame: in quattro in una stanza coi letti a castello, la sveglia alle cinque del mattino e il rientro a casa, se la poi chiamare casa, alle cinque del pomeriggio. In pratica vivevi solo la domenica... il resto lavoravi e basta!
A) Lo vedi mo’ come s’è fatto vecchio! Quello quando doveva uscire con me si faceva bene bene la barba, si metteva a posto i capelli... che allora ce li facevano portare cortissimi, perché alla fabbrica i capelli lunghi non li potevi tenere e s’era comprato pure una bottiglietta di lavanda, una piccola, che costava poco, però se ne veniva tutto profumato... e qualche volta andavamo al cinema, uscivamo tutte le domeniche e stavamo a chiacchierare tutta le sere ma prima di arrivare a capirci ci abbiamo messo più di un anno... allora era difficile, molto difficile e la storia l’ha cominciata lui... lui si credeva che era uno fine e se n’è uscito proprio secco secco... “ma tu per quelle cose là come fai?” Io non avevo capito niente, avevo pensato per fare i bisogni, e gli ho detto che andavo alla latrina... che quando ci sta la necessità uno non è che si può trattenere... e lui poi m’ha detto: “Ma quando lo fai a che cosa pensi?” ... E a che cosa dovevo pensare? Non lo so io, ma tu quando vai la gabinetto a che cosa pensi? ... e allora lui mi dice che lui quando lo faceva pensava a un bel ragazzo... e io dicevo: “Ma questo che dice? Fosse un poco fuori di cervello...”, poi m’ha detto: “Ma non è che tu quando fai certe cose pensi alle ragazze?” E allora a me mi s’è accesa la lampadina... allora ho capito! ... L’ho guardato fisso fisso e gli ho detto: “Non ho capito bene, scusa, puoi ripetere?” E lui ha detto: “Niene, niente, è cosa da niente...” e allora gli ho preso la mano e gliel’ho stretta e gli ho detto: “Peppì... e a quale ragazzo pensi quando fai quelle cose?” E lui m’ha detto: “Quello sei tu... però...” e stava cominciando col però... che quello è l’uomo del però. Io gli ho detto: “E lo sai a chi penso io quando faccio quelle cose?”. Lui m’ha detto “A me...” e qua ho fatto proprio una cosa da delinquente... gli ho detto: “No!”... Madonna mia come c’è rimasto male... però poi ho aggiunto subito: “Però da oggi comincio a pensare a te... se a te sta bene!”, lui m’ha detto: “Veramente?” e io gli stretto la mano forte forte... ecco così è successo. ... Mo’ però facciamo una pausa... ripigliamo dopo, mo’ mi sono stancato un poco, la vuoi una cosa bere?














                                                                        2008

 

Gay, casa di riposo per anziani

Australia, costruzione al via nel 2009

Campi da tennis, piste da bowling, teatro all'aria aperta, oltre a un centro benessere con piscina, palestra, bar e ristorante. Sono tutte le strutture di cui sarà dotato il primo villaggio per pensionati gay, lesbiche e transgender che verrà costruito in Australia. Il progetto Linton Estate costerà 12 milioni di sterline. Nonostante le polemiche di una comunità di attivisti contrari al progetto, i lavori dovrebbero iniziare nel 2009.
I direttore Peter Dickson ha detto che il villaggio sarà fatto apposta per gli anziani membri della comunità gay e lesbica. "Sia che siano in una relazione stabile o single, tutti vogliono essere circondati da amici", ha detto Dickson. "Vorrei che Linton Estate fosse diverso dalle altre case di riposo per anziani", ha aggiunto.

La struttura sarà costruita vicino Daylesford, città che ospita la più grande comunità omosessuale dell'Australia rurale


                                                                        2011

http://www.cinemagay.it/dosart.asp?ID=22000

 

                                                                        2012


                                   
                

Gay, studio: in Italia essere omosessuali e anziani fa paura. Equality: "Un milione di persone doppiamente discriminate"



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                       Equality
Equality

Alle persone Lgbt la condizione di anziano omosessuale fa paura. E' quanto emerge dall'indagine 'Omosessualita' e anzianità in Italià, condotta dal sociologo Raffaele Lelleri per conto dello Spi-Cgil e di Equality Italia ed effettuata su un campione di oltre duemila persone omosessuali, bisessuali e trans. I dati sono stati presentati questa mattina nel convegno 'Anziani e omosessualita'. Tra invisibilità e nuovi dirittì, organizzato da Spi-Cgil e Equality Italia, presso la sede della Cgil nazionale. E' la prima volta che in Italia l'omosessualità viene trattata dal punto di vista degli anziani.
Il 55% degli intervistati ha dichiarato di essere preoccupato di invecchiare mentre il 38% pensa che da anziano la propria vita sarà peggiore di adesso. Oltre il 21% invece non ha le idee chiare su quello che gli potrà accadere ed ha risposto 'non so'. C'è però anche chi lascia aperta una speranza affermando che sarà migliore di adesso. Ha infatti risposto così il 23% degli intervistati.
Essere anziani, mette in evidenza la ricerca, può costituire uno svantaggio di per sè, soprattutto se si è omosessuali. Degli intervistati, infatti il 52% pensa che essere oggi una persona anziana Lgbt in Italia rappresenti soprattutto uno svantaggio rispetto ad essere anziano ed eterosessuale. Il 22% ha espresso un giudizio ancor più netto, affermando che rappresenta sempre uno svantaggio. Neutrale invece il 17%, che non crede che il fattore anagrafico alteri la propria condizione di Lgbt.
Il 40% di chi ha risposto alle domande del sondaggio pensa che la condizione delle persone anziani Lgbt in Italia probabilmente sia migliorata rispetto a 10 anni fa. Oltre il 30% ritiene invece che sia rimasta uguale mentre il 17% che sia sicuramente migliorata. Un altro dato è da rilevare: le persone Lgbt hanno una speranza per il futuro e pensano che tra 10 anni la propria condizione migliorerà. Il 53% degli intervistati ha infatti affermato che la propria condizione probabilmente migliorerà e il 16,5% che migliorerà sicuramente. Il 18% invece pensa che resterà uguale.
"Nella giustizia sociale devono trovare un posto di parità di diritti anche gli anziani e le anziane che vogliono vivere la propria omosessualità in libertà e in pace. Senza essere emarginati, perseguitati o derisi", ha affermato il segretario generale dello Spi-Cgil, Carla Cantone. "I diritti di queste persone -ha aggiunto- devono imboccare la strada giusta ed è per questo che devono essere rimossi tutti gli ostacoli culturali, sociali e politici che fino ad oggi hanno impedito loro di vivere alla luce del sole la propria esistenza".
"Quasi un milione di anziani omosessuali sono doppiamente discriminati: invisibili nella comunità gay e invisibili nella società - ha detto Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia - Il nostro impegno è quello di proseguire con determinazione promuovendo formazione e informazione in tutta Italia, di introdurre nella contrattazione sociale territoriale il tema delle discriminazioni e di attuare azioni concordate con i sindacati europei".



Quando ho saputo che Aurelio Mancuso stava  organizzando il primo convegno (finalmente!) sui gay, trans e  lesbiche anziane  (insieme ai pensionati della CGIL ) che poi si è tenuto a Roma alla fine di novembre 2012, il mio pensiero è andato  a tutti quegli amici e conoscenti di una certa età, (1) che la mia lunga militanza nel mondo glbt mi ha dato modo di  conoscere. In un modo o nell’altro.

Ho pensato innanzitutto al mio caro amico Massimo Consoli con il quale progettavo di andare a vivere  da anziano nella sua villetta bifamiliare  alle  Frattocchie vicino ai Castelli romani,  insieme ad Anselmo, Enrico (Dario Bellezza si fermava molto spesso da lui)  e a qualche eterosolidale come Andrea..(i nomi dei più cari amici di Massimo sono elencati  nel suo libro ANDATA e RITORNO).

 “Vedi Antonio  io ho già la mia comune: di fronte a me abita il mio fratello generale e al primo piano mia sorella Annina  e al secondo mio fratello Pio che sta’in America e non penso che ritornerà più. Ti potresti comprare il suo appartamento  e ci vieni a vivere con tua madre, lo so che non la lasceresti  mai da sola”: ho fatto la stessa cosa con la mia, mi disse.   Ecco quello che aveva dichiarato ad Antonio  Veneziani che lo intervistò per il suo libro LA GAIA VECCHIAIA nel 2006:

Auspichi case di riposo per soli gay?

Per anni, con amici, ho parlato di costruire una grande famiglia allargata, che abitasse nello stesso stabile o in due o tre villette in campagna, vicine. Vivere, trenta, quaranta, cinquanta persone, tutte unite da rapporti d’amore e d’affetto, non solo uniti dal sesso, ma dall’amicizia, dalla simpatia. Mi viene sempre in mente il mondo turco, l’ambiente descritto da Omar Kayamm raccontava di bevute e scopate nei vari quartieri ebraico, cristiano, caldeo. Allora sì, a famiglie allargate, allargatissime, non solo ai gay ma anche di etero, che si aiutano e si scambiano esperienze e affetti”.

Come sappiamo, purtroppo, le cose sono andate diversamente e quella  ‘comune’, quel condominio gay & friendly rappresentato molto bene da Ferzan Ozpetek nel suo film le Fate Ignoranti,  non riuscimmo a realizzarlo. Le perdite di cari amici ( Dario,  Anselmo, Amerigo, della Phonola ) le cattiverie  e l’isolamento ricevuto per anni dagli altri leader del movimento gay, lo stress accumulato per i problemi che gli dava l’archivio e quindi l’arrivo del cancro lo portarono, per forza di cose, a ripiegare sul vecchio "sistema" di più facile realizzazione e da sempre adottato dalla stragrande maggioranza degli omosessuali  maturi e neanche troppo benestanti: trovarsi un ragazzo a cui lasciare tutto il patrimonio, adottarlo e garantirsi in tal modo il bastone per la vecchiaia. Così fan tutti, insomma. 

Anche il vecchietto (ora cominciano a svegliarsi anche le donne)  eterosessuale, quando è solo o i figli lo hanno abbandonato, fa la stessa cosa: si sposa e lascia i suoi averi  alla giovane ‘badante’  di turno, che  oggi sono, così dicono, le donne dell’est. Alla faccia di tutti quei parenti che nella vita lo hanno sempre trascurato, criticato e lasciato solo.

 

 Oggi che ho più di 50 anni e che le condizioni economiche me lo permettono, voglio riprendere quel discorso fatto negli anni 90 con Massimo e ampliarlo con un servizio di assistenza agli omosessuali (non solo anziani)  in difficoltà economiche. Questo è il problema di fondo che  ha sempre riguardato particolarmente il mondo glbt e non è mai stato affrontato dai vari leader del movimento gay. A riprova del fatto che non hanno, ancora oggi, minimamente sviluppato il senso della comunità. E del resto questa è una questione che  di certo non si risolverà  ricorrendo alle unioni civili e/o il matrimonio gay, visto e considerato che le coppie possono “scoppiare” e la persona ripiomba nella sua singletudine. 

(1)  Giò Stajano morto l’anno scorso all’età di 79 anni in una casa di riposo pugliese.  Riccardo Peloso morto da solo in casa e ritrovato dopo 3 giorni dai suoi amici.  Peter Boom morto d’infarto all’età di 74 anni   e assistito dal suo compagno.
ANTONIO DI GIACOMO
 

http://www.lacasadiriposo.it/news/casa-riposo-lgtb-Spagna.shtml


                                                  2013

Gay e lesbiche anziani: una realtà troppo spesso dimenticata




La problematica degli anziani LGBT è una delle principali preoccupazioni di varie organizzazioni in diverse parti del mondo.

    

Gay e lesbiche anziani: una realtà troppo spesso dimenticata
L’orientamento sessuale non ha età, come non ce l’hanno l’amore e il desiderio. Le persone LGBT anziane sono generalmente dimenticate sia nei programmi comuni del movimento che nell’immaginario collettivo. Per molti anni la norma è stata quella di non fare coming out e la società non era (non è?) abituata ad avere a che fare con gay e lesbiche anziani che vivono apertamente il proprio orientamento sessuale. È più facile vedere gli anziani come dolci nonnini e adorabili nonnine del tutto disincarnati e avulsi dalla realtà.
Quanti hanno fatto coming out negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso si trovano dinanzi a una sorta di rifiuto da parte della società: gli ospizi e le residenze per anziani sono spesso luoghi in cui c’è diversa omofobia (spesso semplicemente dovuta all’età di quanti vi vivono che sono cresciuti in contesti totalmente diversi da quelli odierni) e quanti vi lavorano non hanno la formazione necessaria per affrontare questa problematica. Secondo alcuni studi, per molti anziani omosessuali andare in casa di riposo significa ritrattare il proprio coming out per via delle circostanze.
Ci sono anche altri problemi. Il matrimonio ugualitario, per esempio, è una realtà recente e molti anziani LGBT non hanno avuto un partner riconosciuto legalmente o figli, con tutti i problemi che comporta questa situazione, come la solitudine ma anche la vita in comune in un ospizio.
Anche la vita sessuale è molto diversa da quella che era anni fa. A una migliore salute generale e a una crescita di trattamenti per fermare la mancanza di desiderio associata con l’età, si aggiunge una migliore percezione della sessualità, in termini più sani e aperti. Ma questi elementi, che sono positivi, portano con sé nuovi rischi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un allarme perché c’è un aumento di casi di HIV/Aids in persone con più di quarantacinque anni. Le persone più anziane tendono a vedere i rischi delle malattie sessualmente trasmissibili come propri della gioventù e spesso hanno molti altri acciacchi che non permettono di individuare subito la presenza dell’HIV.
In quest’ottica nascono le residenze specifiche per anziani LGBT: ci sono, per esempio, istituti del genere in Spagna, in Francia, in Germania. Non si tratta di istituzioni ghetto come frettolosamente ci si appresta a dire, ma realtà che nascono da precise esigenze del collettivo LGBT: quello formato da persone anziane, appunto. Una realtà che esiste e che spesso non vogliamo vedere.





Questionario di rilevazione dati su:
ANZIANITA' LGBT


QUESTIONARIO PER PERSONE LGBT NON GIOVANI O ANZIANE, O SENSIBILI AL TEMA


Il XIII Congresso Nazionale Arcigay ha approvato un ordine del giorno sul tema dell'anzianità lgbt dal titolo “L’uomo è quel che diventa e diventa quel che sogna” (http://www.arcigay.it/22406/l%E2%80%99uomo-e%E2%80%99-quel-che-diventa-e-diventa-quel-che-sogna/) in cui si affermava per la prima volta “la necessità di promuovere la partecipazione delle persone lgbt anziane come una risorsa strategica per la crescita dell'Associazione”.
Il Comitato Provinciale Arcigay “A. Turing” di Rimini, che si è fatto promotore dell’ordine del giorno, intende avviare un'indagine conoscitiva sui territori organizzando una prima raccolta di informazioni sull’argomento
.

La rilevazione consiste in due questionari: il primo che dovrà essere compilato a cura dei responsabili del Comitato (Presidente/Consiglio direttivo), e il secondo che dovrà essere trasmesso a singole persone, sia interessate direttamente che sensibili alla realtà in oggetto.

L’obiettivo è prima di tutto quello di effettuare un rilevamento conoscitivo della realtà esistente dell’anzianità lgbt su cui chiediamo la collaborazione dei Comitati per la diffusione e la raccolta dei questionari, secondariamente si vogliono creare i presupposti per costituire una rete di volontari e volontarie per organizzare attività rivolte ad anziani lgbt.

Confidiamo nella vostra partecipazione al progetto e attendiamo le risposte ai questionari che potranno essere indirizzate alla mail rimini@arcigay.it.

 

Maura Chiulli Presidente Arcigay “A. Turing” Rimini
Responsabile nazionale Arcigay Cultura

Alessandro Tosarelli Responsabile progetto “L’uomo è quel che diventa e diventa quel che sogna” Rimini

Questionario di rilevazione dati su:
ANZIANITA' LGBT

QUESTIONARIO PER PERSONE LGBT NON GIOVANI O ANZIANE, O SENSIBILI AL TEMA

(da inviare compilato a rimini@arcigay.it)

1.      Quanti anni hai? _______________

2.      Come ti definisci? (gay, lesbica, bisessuale, trans, intergender, altro:_______________).

  1. Se sei pensionato o pensionata, da quanto tempo lo sei?  _______________
  2. Vivi - solo/a;
    - con un compagno/a;
    - con i genitori;
    - con amici;
    - altro:
    _______________
  3. Hai praticato il volontariato?                                                                         SI’                   NO
  4. Se sì, in che forma?

-   In famiglia con un parente: ________________________________________________________
-   con il/la compagno/a: ____________________________________________________________
-   presso amici: ___________________________________________________________________
-  presso associazioni:
______________________________________________________________
-   presso Arcigay (esempio banchetti, ecc): _____________________________________________
-   con disabili: ____________________________________________________________________
-   in una casa di riposo: _____________________________________________________________
-   con una persona affetta da hiv/aids: __________________________________________________

-   in carcere: ______________________________________________________________________
-   aiuti a paesi in via di sviluppo: _____________________________________________________
-   altro: _________________________________________________________________________

7.      Secondo te, le persone lgbt non giovani e anziane sopportano oneri maggiori rispetto a coetanei eterosessuali?                                                                        SI’                   NO

8.      Se sì, potresti indicarle sotto le seguenti categorie, aggiungendo qualche specificazione?

a.       Economiche ______________________________________________________________

b.      Di salute _________________________________________________________________

c.       Psicologiche-relazionali ____________________________________________________

d.      Famigliari ________________________________________________________________

e.       Di solitudine ______________________________________________________________

f.       Motorie __________________________________________________________________

g.      Altro

9.      Ritieni che il mondo gay attuale esalti la gioventù e tenda a nascondere o a emarginare l'anzianità?                                                                                                      SI’                   NO

10.  Se sì, secondo te si può modificare questa tendenza attraverso un’attenzione e conoscenza maggiori alle diverse fasi della vita e quindi anche della vecchiaia? Che azioni proponi? ___________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

  1. Saresti disposto/a a partecipare ad attività di volontariato rivolte alla realtà delle persone lgbt non giovani e anziane?                                                                                            SI’                   NO
  2. Se sì, potresti fornire un recapito per costituire una rete? _________________

                                                 2014





di Natalia Aspesi

Nei suoi film Gianni Amelio non ha mai raccontato storie di omosessuali, solo in  I ragazzi di Via Panisperna del 1988, dice, "ho adombrato che tra le cause della scomparsa di Majorana poteva esserci la sua diversità". Adesso il suo documentario Felice chi è diverso, invitato alla Berlinale nella sezione Panorama, raccoglie le storie di uomini che sono stati giovani quando gli omosessuali non esistevano, se non in una vita clandestina temuta, perseguitata, irrisa. E' un film molto bello, che comunica la felicità carnale e la bellezza di una giovinezza difficile e nascosta e la serenità raggiunta negli anni nell'accettazione di sé e del proprio posto nel mondo. Questo film è il suo modo di fare coming out? "Alla mia età sarebbe un po' tardivo, forse ridicolo. Altri dovrebbero essere i coming out davvero importanti, di chi froda il fisco per esempio, di chi usa la politica per arricchirsi. Comunque credo che chi ha una vita molto visibile abbia il dovere della sincerità: e allora sì, lo dico per tutti gli omosessuali, felici o no, io sono omosessuale".
Ci sono stati tempi in cui bisognava nascondersi obbligarsi a una finta vita "normale". E per esempio, come racconta il documentario, il povero Ministro Sullo democristiano, fu costretto a sposarsi e i giornali titolarono "Lo scapolo convertito", mentre  Pier Paolo Pasolini era "Il vate capovolto"; si pubblicavano vignette con una borsa d'acqua calda a forma di sedere per "Pasolinidi" e i giornali di destra lo chiamavano "Il cantore del sordido, del maleodorante..." In televisione ancora in bianco e nero Raimondo Vianello tutto riccioli biondi e gesti leziosi suscitava sghignazzi dicendo "sono al di sopra di ogni sospetto", e pure in Il sorpasso di Dino Risi, Vittorio Gassman spiegava all'ingenuo Trintignant che il suo gentile fattore lo chiamavano Occhiolino per non dire Finocchio. Bastò che Umberto Bindi, autore e cantante geniale, portasse un grosso anello, perché l'informazione lo aggredisse giudicandolo un mostro, cioè un invertito, e perdesse il lavoro, morendo in miseria nel 2002.
Il titolo del film è l'inizio di un verso di Sandro Penna, "Felice chi è diverso essendo egli diverso, ma guai a chi è diverso essendo egli comune". I diversi degli anni 50 e 60 del suo film erano più infelici di quelli di oggi?: "l'omofobia è ancora imperante, capita ancora che ragazzi si uccidano perché froci o ritenuti tali, e quindi scherniti, isolati, picchiati. Insomma la battaglia non è vinta, non c'è da noi un riconoscimento giuridico delle coppie. C'è poi ancora la difficoltà di farsi accettare dalla famiglia, soprattutto dai padri, ancora immersi in una cultura maschilista. Oggi l'onore non riguarda più le figlie ma il figlio maschio".
 Un paio d'anni fa Il Saggiatore ha pubblicato Quando eravamo froci, di Andrea Pini, un saggio sulla condizione omosessuale in Italia dagli anni 40, e qualcuno degli intervistati appare anche nel documentario: per esempio Corrado Levi, 85 anni, noto architetto torinese, un bel vecchio diritto e ironico, che ha scoperto la sua tendenza dopo aver sposato la donna amata e aver avuto due amatissimi figli. "A Firenze andavo a battere alle Cascine, anzi a combattere: un giorno chiesi al grande De Pisis perché durante la guerra si fosse messo con un tedesco e lui mi rispose, "il corpo ha un altro linguaggio".
Il romano Aldo Sebastiani, detto Chierichetta, 72 anni, vive in un ospizio e ricorda come "nella DC c'erano molti omosessuali di primo livello, ma anche a sinistra, e pure nei servizi segreti. Non c'erano problemi e anche il mitico Andreotti aveva la sua bisessualità". Titolo di un giornale d'epoca sotto la foto dell'allora Ministro della Difesa: "E' il buco che traccia il solco ed è la spada che lo difende". John Francis Lane, attore e giornalista noto a Roma negli anni 60, vive adesso in un paesino calabro con il suo compagno di una vita, Fernando, che da giovane era un moro dai grandi baffi e che ha ancora gli occhi lucenti ricordando i viaggi meravigliosi fatti con lui. "Poi John non riusciva più a camminare bene e ho dovuto prenderlo in casa al paese, con tutte le sorelle e le cugine mie intorno", che nelle foto hanno gli sguardi furenti. Roberto e Pieralberto sono una coppia di eleganti settantenni che stanno insieme felicemente da 40 anni e ognuno di loro mostra la foto dell'altro quando era giovane e bello; ed è Roberto a dire, " per fortuna non sono stato mai bisessuale neppure per cinque minuti, se no mi incastravo col matrimonio e sarei stato infelice per tutta la vita". Invece Claudio si è sposato con Alba, una lesbica trovata attraverso un annuncio, per avere i vantaggi del matrimonio, compresi gli assegni familiari. Paolo Poli era di quelli che non volevano sentimenti, cui piacevano "gli incontri alla cosacca" dentro un portone, cioè svelti e finiti lì; Ciro Cascina, attore impegnato camp, descrive con  nostalgia i tempi in cui c'era "la cultura dei vicoli, i recchioni e le femminelle, sin quando è arrivata la parola gay e come quando il neon illumina tutto piatto, è finita la diversità, ci hanno cementato. Poi è arrivato l'Aids e noi siamo diventati la peste e mentre dicevano che quello lassù puniva noi malfattori, non si accorsero che si ammalavano loro". Oggi Ninetto Davoli ha 64 anni, ed è con i suoi riccioli bianchi e il gran sorriso, molto bello; parla della sua poverissima famiglia, che da un paesino calabro si era stabilita in una baraccopoli romana,  sino all'incontro casuale con Pasolini, "che mi cambiò la vita". Quando Amelio aveva quindici anni, un suo professore gli disse, " un omosessuale o guarisce o si suicida". Oppure come i tanti protagonisti del film, diventa vecchio e felice, proprio perché diverso.


(da la Repubblica del 28 gennaio 2014)






















Si è appena inaugurato a Santa Fe, nel New Mexico, il complesso per pensionati gay e lesbiche RainbowVision  www.rainbowvisionprop.com , fondato da Joy Silver. Offre 80 unità abitative, 60 residenze in affitto, 26 appartamenti per utenti non autosufficienti, assistenza medica 24 ore su 24. impianti per la salute, un centro di fitness, tre ristoranti ed una discoteca-cabaret. Sempre nel New Mexico, la prossima primavera comincerà a funzionare Birds of a Feather, fondata da Bonnie McGowan, una comunità per lesbiche anziane sulle montagne a tre miglia dal villaggio di Pecos. Birds www.flock2it.com è progettato per dare più spazio alle residenti, invece che privilegiare gli “intrattenimenti”, attento al rispetto ambientale: la prima fase comprende 18 abitazioni, con un numero di lotti limitato a 70. Altre info su www.women.it/mailman/listinfo/lli

fonte : AUT  anno?




Una casa anziani per gay


Un'associazione ha in progetto di creare una struttura a Zurigo nei prossimi anni

  martedì 28/10/14 16:53 - ultimo aggiornamento: mercoledì 29/10/14 10:27


Zurigo fra tre o quattro anni potrebbe avere una casa per anziani destinata agli omosessuali. Lo annuncia l’associazione Queer Altern, fondata proprio oggi, martedì, nella città sulla Limmat.
Vincenzo Paolino, uno degli ideatori, in un’intervista rilasciata alla RTS, ha affermato che non sarà comunque pensata unicamente per lesbiche, gay e transessuali, ma le porte saranno aperte a tutti. Secondo un sondaggio realizzato all’inizio del 2013, più dell’80% delle persone interrogate riteneva necessaria una struttura di questo tipo, simile a una presente già a Berlino.
Viene calcolato che in Svizzera vivano più di 140'000 anziani omosessuali




http://progettogayforum.altervista.org/viewforum.php?f=25


                                                                            2015

A Roma il primo progetto per assistere anziani gay

Una scena del film "Cloudburst"

di Marco Pasqua
 
Anziani e, talvolta, non autosufficienti. Spesso soli, senza alcuna rete sociale pronta ad assisterli. A loro è rivolto “Angelo Azzurro”, il primo progetto, a Roma e nel Lazio, che punta ad occuparsi del rapporto fra terza età e mondo Glbt. Obiettivo dichiarato quello di migliorare la qualità della vita degli anziani e delle anziane gay, lesbiche e transessuali, tentando di combattere solitudine e mancanza di autosufficienza, con attività, laboratori e uno sportello d’ascolto e orientamento dedicato. Il progetto, promosso dall'assessorato al Patrimonio e Pari opportunità di Roma Capitale e dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli e finanziato dalla Regione Lazio, punterà a favorire la conoscenza e l’interazione fra coetanei ma anche gli scambi generazionali con i più giovani.



«La nostra associazione – spiega Andrea Maccarrone, presidente del Mieli - ha potuto raccogliere e seguire centinaia di richieste da parte di persone anziane Glbt, durante lo svolgimento delle sue attività e dei suoi servizi di aiuto e di sostegno. Molte di queste persone hanno vissuto in maniera clandestina la propria omosessualità e per queste ragioni si ritrovano a vivere in maniera amplificata i normali problemi legati alla terza età, come la solitudine, l’isolamento, la non autosufficienza».



Con questo progetto il "Mario Mieli" si propone di mettere a disposizione della comunità Glbt anziana e/o che sta invecchiando la propria sede e la propria esperienza per intraprendere attività mirate, favorendo scambi intergenerazionali, attività di socializzazione ed iniziative volte alla promozione della salute e del benessere psicofisico attraverso specifici laboratori.



A partire dal 12 febbraio, quindi, sarà attivo uno sportello di ascolto e orientamento: dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 16 tramite RainbowLine (Numero Gratuito) 800110611. Oppure tramite accesso diretto in sede lunedì e mercoledì dalle 14 alle 16. Dal 4 marzo, inoltre, saranno attivati laboratori sulle “fantasie guidate” (che aiuterà anche nella gestione dello stress), sull'omofobia interiorizzata ma partiranno anche attività ludiche e culturali: speed date intergenerazionali, tornei di burraco, passeggiate storiche per Roma.



«Il progetto si rivolge ad un segmento particolare della popolazione del Lazio: quello degli anziani e delle anziane omosessuali e transessuali, che vivono spesso un isolamento e una separazione ancor più acuti dei loro coetanei eterosessuali – ha commentato la consigliera regionale Marta Bonafoni - Con l'attivazione di uno sportello di ascolto e consulenza, laboratori ludici, attività intergenerazionali, e con l'importantissima rete tra istituzione regionale, Comune, municipi e Asl Rm E, il Mario Mieli fa uscire dall'ombra questa realtà e la porta al centro delle politiche di integrazione socio-sanitaria della Regione Lazio».



«C’è sicuramente molto da fare nella direzione di una effettiva parità di diritti che prescinda dall’orientamento sessuale e della difesa di ogni persona dalle discriminazioni, e questo vale ancora di più per le persone anziane, che più frequentemente di altre sperimentano condizioni di fragilità ed emarginazione – ha commentato Rita Visini, assessore alle Politiche sociali e allo sport della Regione Lazio - 'Angelo Azzurro' aiuterà sicuramente la nostra regione e la rete dei servizi sociali a fare un passo avanti: sarò lieta, in questo senso, di conoscere gli esiti del progetto e il suo grado di impatto sociale».
Martedì 10 Febbraio 2015,

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